VICINA al collasso finanziario, l'Eur aliena i suoi gioielli. La società che gestisce un intero quartiere romano, quasi fosse il suo feudo, ha deciso di vendere i palazzi che ospitano l'Archivio centrale dello Stato e i musei Luigi Pigorini, quello delle Arti e delle Tradizioni popolari e quello dell'Alto medioevo. Sembrerebbe salvo, almeno per il momento, il Palazzo della civiltà del lavoro, il cosiddetto Colosseo quadrato. Con i 300 milioni che si spera di incassare, assicura il presidente Pierluigi Borghini al termine di una riunione del consiglio d'amministrazione, sarà completata la Nuvola di Massimiliano Fuksas. Ma non solo, perché per la chiusura di quel cantiere mancano 130 milioni. Pezzi importanti del patrimonio culturale vengono messi sul mercato per finire un Centro congressi che sembra una voragine senza fondo. Ma sono anche altre le operazioni spericolate condotte dalla società di cui era amministratore delegato Riccardo Mancini, uomo legatissimo all'ex sindaco Gianni Alemanno, finito in galera prima per tangenti e poi per Mafia capitale. Dalla demolizione del Velodromo allo scorticamento delle torri di Cesare Ligini. Altri manufatti di pregio, la cui sorte fu decisa durante l'amministrazione Veltroni. I palazzi in vendita, per i quali Borghini sostiene ci siano già delle offerte, non sono edifici qualsiasi. Fanno parte di un complesso architettonico avviato alla fine degli anni Trenta e completato dopo la guerra. Un quartiere nato per iniziativa del regime fascista, ma realizzato seguendo criteri urbanistici di qualità, dagli assi viari al verde. La sede dell'Archivio centrale fu progettata da Mario De Renzi insieme ai più giovani Gino Pollini e Luigi Figini. L'edificio è documentato in tutti i testi d'architettura e qui, in 110 chilometri di scaffalature, è custodita la memoria cartacea del paese. L'Eur è una spa interamente in mano pubblica. Il 90 per cento è del ministero dell'Economia, il 10 del Comune di Roma. Paradossalmente il ministero per i Beni culturali paga all'Eur quasi 5 milioni l'anno di affitto per l'Archivio. Per il Museo Pigorini 3,6 milioni. Per il Museo delle Arti e delle Tradizioni popolari 1 milione 890 mila. Per il Museo dell'Alto Medioevo 370mila. Ma tutti questi soldi che escono da un portafoglio pubblico per entrare in un altro portafoglio pubblico, non sono bastati a rimettere in sesto le disastrate casse dell'Eur. Che ora dice di essere costretta anche a licenziare 40 persone. Quella dei musei dell'Eur è una storia che si trascina da decenni. In origine l'Archivio centrale pagava all'Eur un canone di concessione in uso. Era previsto infatti che l'Eur fosse liquidato e che il palazzo rientrasse nel patrimonio dello Stato. Nel 2000, invece, l'Eur venne trasformato in spa (era un epoca di ubriacatura da privatizzazioni). Nel frattempo la concessione in uso era diventata un canone d'affitto a prezzi di mercato, lievitato fino ai quasi 5 milioni di oggi. Ma in quali mani finiranno gli edifici? E che cosa ne sarà di quel che contengono, le carte dell'Archivio e le collezioni dei musei? L'operazione di vendita non può essere completata senza l'assenso di diverse soprintendenze. Gli edifici sono tutti vincolati e vincolato è quel che custodiscono. Borghini sostiene che si sono fatti avanti sia privati che enti pubblici. Ai quali lo Stato potrebbe continuare a pagare salatissimi affitti affinché custodiscano beni che sono di tutti. «Alienare un patrimonio che già doveva essere pubblico e che è stato gestito malamente, per fare cassa, ripianare debiti e allo stesso tempo garantire agli acquirenti profitti sicuri è una operazione scellerata», sostiene la Cgil Funzione pubblica.
ROMA - Eur, in vendita i musei e l'Archivio di Stato
L'Eur, società che gestisce un intero quartiere romano, sta vendendo i suoi edifici, tra cui l'Archivio centrale dello Stato e i musei Luigi Pigorini, Luigi Pigorini e dell'Alto medioevo. La società ha deciso di vendere i palazzi per finire il cantiere del Centro congressi e per pagare i debiti. Il presidente Pierluigi Borghini sostiene che la vendita sarà completata con l'assenso di diverse soprintendenze e che gli edifici saranno venduti a privati e enti pubblici. L'operazione è stata criticata dalla Cgil Funzione pubblica, che sostiene che alienare un patrimonio pubblico è una operazione scellerata.
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