Il ministro Dario Franceschini ha sofferto per un paio di mesi, poi la Corte dei Conti ha concesso il nullaosta per le nomine di nove direttori generali ai Beni Culturali. Ora può vantare la riforma definita Mibact, nuove etichette e nuove spartizioni. Ma la vittoria è monca. E non soltanto perché incombono i ricorsi al Tar di due dirigenti di prima fascia lasciati a spasso. I due mesi trascorsi - a ridosso di Natale si tenne il Consiglio dei ministri sul Mibact hanno segnato la gestione di Franceschini. Il passaggio in Corte dei Conti s'è rivelato più faticoso del previsto. Le osservazioni contro il concorso interno di Franceschini (in particolare sulla legittimità dei criteri di nomina) restano uno strumento da sfruttare davanti al Tar. Al ministero temevano la bocciatura completa. Era persino fallita la missione di un gruppo di emissari, capitanati dal capo di gabinetto Giampaolo D'Andrea, spediti in Corte dei Conti per strappare un compromesso. Anzi, pareva che i "controllori" fossero infastiditi. Con lieto stupore, ieri mattina, in via del Collegio Romano hanno appreso che la Corte dei Conti aveva vidimato la pratica. E che il Mibact, disegnato da Franceschini, era salvo. Il documento l'ha firmato Franco Massi, cinquant'anni di Recanati, ex responsabile della sezione di polizia giudiziaria della Guardia di Finanza presso la Procura di Roma, magistrato in Corte dei Conti dal '97. Massi ha una fulgida carriera, stracolma di compiti prestigiosi. Il più recente l'ha ottenuto a dicembre su proposta del ministro Roberta Pinotti, deliberato dal governo di Matteo Renzi e promulgato dal Quirinale, c'era Giorgio Napolitano al Colle: vicesegretario generale civile al dicastero della Difesa. Massi è diventato un magistrato fuori ruolo ma, grazie a una norma vecchia di mezzo secolo e mai aggiornata, può ricevere "incarichi in deroga". E per la Corte dei Conti, senza che ci sia un conflitto d'interessi, si occupa di quattro ministeri: Istruzione, Sanità, Lavoro e, appunto, Beni culturali. Il marchigiano ha collaborato con più ministri, soprattutto durante i governi di Silvio Berlusconi, e fu convocato in Campidoglio dal sindaco Gianni Alemanno per controllare le assunzioni dopo gli innumerevoli scandali nelle società comunali. Massi ha approvato il bando di gara di Franceschini, ma non ha risparmiato appunti critici che potranno riemergere al Tar che, per adesso, non sono stati ancora divulgati. Francesco Prosperetti è stato il primo a rivolgersi al Tribunale Amministrativo, sempre due mesi fa, al principio di questa vicenda. Candidato per la direzione Arte e Architettura contemporanea, Prosperetti racconta che fu avvisato dell'imminente promozione dagli uffici del ministero: reclamavano i documenti di rito. Poi hanno scelto Federica Galloni. Anche Anna Maria Buzzi, che gareggiava per i Musei, ha mandato una lettera al Tar. In quei giorni, siamo a dicembre, il cognome Buzzi era ricorrente: il fratello Salvatore è stato arrestato per l'inchiesta Mafia Capitale. Nei faldoni dell'indagine c'erano intercettazioni che riguardavano una raccomandazione per la figlia di Anna Maria. Ma Buzzi rivendica un posto. Come Luigi Malnati, archeologo, scalzato da Gino Famiglietti. Per il momento, Malnati ha chiesto l'accesso agli atti, di solito preambolo al Tar.
BENI CULTURALI - Mibact, Franceschini e il tormento nomine
Il ministro Dario Franceschini ha ottenuto il nullaosta per le nomine di nove direttori generali ai Beni Culturali dalla Corte dei Conti. La vittoria è stata ottenuta dopo due mesi di attesa, durante i quali Franceschini ha sofferto per la gestione del ministero. La Corte dei Conti ha concesso il nullaosta, ma ci sono ancora ricorsi al Tar da parte di due dirigenti di prima fascia. I ricorsi si basano sulla legittimità dei criteri di nomina e sulla bocciatura completa del concorso interno di Franceschini. Il documento di approvazione della pratica è stato firmato da Franco Massi, un magistrato in Corte dei Conti.
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