DOPO IL CAMPIDOGLIO, A ROMA SI FA CASSA LIQUIDANDO GLI IMMOBILI. E PURE L'ARCHIVIO DELLO STATO Non solo il Campidoglio. A Roma si vende di tutto, anche i musei. La necessità di fare cassa infatti ha coinvolto anche le municipalizzate della Capitale. In particolare l'Eur spa l'ente controllato al 90 per cento dal Tesoro e il restante dal Comune di Roma che deve ricapitalizzare per ben 133 milioni di euro. Troppi soldi che avrebbe dovuto versare il Tesoro (dato che il comune di Marino non naviga di certo in buone acque: il debito generato negli anni a oggi ammonta a circa un miliardo di euro). L'Eur spa oltre alle finanze, ha anche il problema di ricostruire la propria immagine pubblica, dopo che l'ex amministratore delegato, Riccardo Mancini, è finito coinvolto nella vicenda di Mafia Capitale. Arrestato e poi scarcerato, perché ritenuto vittima della presunta associazione criminale, Mancini viene anche definito nelle motivazione del Riesame di Roma, che ha fatto decadere nei suoi confronti l'accusa di associazione a delinquere, "un personaggio certamente contiguo ad ambienti criminali di elevato spessore". Tuttavia non è la prima volta che Mancini ha dei guai con la giustizia: già a marzo 2013 finì coinvolto in un'inchiesta per una tangente su un appalto per la fornitura di 45 autobus al Comune di Roma. Mentre cercano di far dimenticare questo passato, i membri dell'assemblea dell'ente Eur hanno deciso di allinearsi alla politica del sindaco Marino e ieri hanno approvato la modifica dell'articolo 4 dello statuto, prevedendo quindi la possibilità di vendere alcuni immobili, anche musei, sperando così di incassare oltre 300 milioni di euro. "È una svolta ha commentato il successore di Mancini, Pierluigi Borghini che prevede il ripianamento completo dei debiti con la copertura delle necessità finanziarie passate e future, compreso il completamento delle opere in corso, dalla Lama alla Nuvola all'ex Picar". Proprio la Nuvola, progettata dall'architetto Massimiliano Fuksas, dopo molti ritardi (il primo appalto per i lavori è stato affidato nel lontano 2002), dovrebbe essere pronta entro la metà del 2016, mentre i suoi costi nel tempo sono lievitati: se tutto va bene costerà circa 430 milioni di euro. Una lista di immobili da vendere quindi già c'è: come l'archivio centrale dello Stato, il museo Pigorini, il museo delle arti e tradizioni popolari e il museo dell'alto medioevo. Non verrà venduto invece il palazzo della civiltà italiana, noto come "Colosseo Quadrato", già affittato dal luglio del 2013 al gruppo Fendi, che ha firmato un contratto per nove anni, con un canone che aumenta con il passare del tempo. "Il canone annuo di locazione è scritto nel contratto visionato dal Fatto è pattuito: per i primi due anni in 2 milioni di euro, per il terzo e quarto anno, in 2,5 milioni di euro". Cifra che a partire dal quinto anno arriva a 2,8 milioni, oltre l'Iva. Se da una parte L'Eur continuerà a possedere quanto meno il Colosseo Quadrato, dall'altro il Campidoglio metterà in vendita una serie di immobili, dopo aver fatto una lista di chi da anni ha la buona abitudine di non pagare gli affitti o di continuare a pagarli per cifre irrisorie. Per la precisione, il Comune ha 751 immobili da dismettere. Nella maggior parte di questi, vivono inquilini morosi o non paganti, altri 58 sono liberi, mentre solo 63 regolari. Qualora fossero tutti affittati, nelle casse del comune entrerebbero circa 27 milioni di euro. A oggi invece quegli affitti fruttano poco più di un 1,7 milioni. Così si scopre che qualcuno a Roma riesce a pagare poco più di 100 euro per una casa di 94 mq in piazza della Consolazione. La scelta del comune però è più che altro quella di vendere, anche se pure stavolta sul caso è dovuta intervenire la Corte dei conti.