Entro il prossimo anno i giovani artisti romani troveranno una nuova ribalta solo per loro, nelle sale del Macro di via Reggio Emilia o in quelle del Palazzo delle Esposizioni di via Nazionale. E' la promessa con cui l'assessore Borgna ha inaugurato la primavera 2005 dell'Argam, appuntamento di stagione dell'associazione che raggruppa ventitré delle maggiori gallerie del centro storico. E risposto alle richieste e ai segnali di malessere emersi nel corso della cerimonia di presentazione: la mancanza di studi e la difficoltà di trovarne a prezzi accettabili, la crisi del mercato, la selezione impietosa di critici e istituzioni che soffocano l'emergere di nuovi talenti. Ben venga dunque un nuovo spazio per gli artisti in erba, soprattutto per quelli che sperimentano frontiere ignorate o poco battute dai collezionisti privati. Ce n'è davvero bisogno a giudicare dalle scelte che le stesse gallerie dell'Argam hanno compiuto. C'è poca voglia di rischiare. Lo si era visto già al salone di maggio al Vittoriano, altro evento targato Argam: scarso spazio a nuovi linguaggi, passerella storica ferma ai maestri anni 30 - anni 70. E se ne è avuta la conferma dal cartellone di questa primaverile. Grande attrazione l'antologica dedicata a Larry Rivers, pittore Usa che fece da ponte tra informale e pop art. E l'omaggio della Galleria Ca' d'Oro a tre grandi maestri del disegno del dopoguerra: Caruso, Porzano, Vespignani. Poi una carrellata di artisti di tutto rispetto e di solide quotazioni, come Benaglia, Marzilli, Oliva, Roselli, Scordia, Gorgone. Ma in complesso un forte sapore di già visto. Riscattato da poche eccezioni. Come la passerella riservata dall'Accademia d'Egitto ai giovani delle accademie italiane premiati o finalisti in concorso nel '94. O la parete che la galleria Della Tartaruga ha lasciato al bulgaro Alexander Jakhnaviev.