L'inaugurazione durante le celebrazioni del Bicentenario: completato dopo quattro anni l'intervento da 1,9 milioni di euro PORTOFERRAIO. Napoleone lascerà Portoferraio, ma almeno la città medicea potrà consolarsi godendo, dopo anni di degrado, della riapertura del Forte Inglese. Il monumento appena restaurato sarà inaugurato sabato 21, nel pieno della rievocazione storica della fuga di Napoleone dall'isola d'Elba. Un'occasione perfetta visto che, come hanno ricordato gli assessori Roberto Marini e Angelo Del Mastro nel corso dei una conferenza stampa, la riedificazione del Forte Inglese è stata l'ultima opera "bellica" compiuta dall'Imperatore, pochi anni prima del suo arrivo all'Elba. «L'inaugurazione si terrà sabato alle 12 fa sapere l'assessore alla cultura del Comune di Portoferraio, Roberto Marini sarà un momento importante per la città. Con la riapertura del Forte inglese non è solo il termine di un intervento di restauro, ma un punto di partenza per una nuova fruizione di un monumento simbolo di Portoferraio. Sabato sarà una festa per tutti, aperta a tutti i cittadini e celebrata con i rievocatori del Bicentenario di Napoleone». Via dal degrado. L'intervento di restauro ha avuto un percorso lungo, iniziato dalla giunta dell'ex sindaco Peria nella primavera del 2011 e portato a termine proprio in questi giorni dall'amministrazione Ferrari. «Siamo riusciti a chiudere in tempo utile ha spiegato l'assessore Angelo Del Mastro per far coincidere il giorno della riapertura con le celebrazioni del Bicentenario». Il restauro è costato 1,9 milioni di euro, di cui 1,1 milioni coperti con fondi regionali, il resto da risorse comunali, ottenuto con gli oneri di urbanizzazione. «Per anni il monumento è rimasto in condizioni di degrado assoluto racconta l'assessore Del Mastro al suo interno sono stati rimossi rifiuti di ogni genere, il tetto era distrutto in più punti». Il restauro. Un'opera architettonica straordinaria, costruita con maestria per resistere agli attacchi dei nemici. Mura possenti, tetto a prova di bomba. Due grandi cisterne per l'approvvigionamento idrico per almeno 150 soldati, un fossato e un ponte levatoio e fuciliere realizzate anche nei sotterranei, cannoni posizionati sul retro a scopo difensivo. Sono alcune delle caratteristiche del Forte Inglese, appena restaurato. Un Forte che appare in tutto il suo splendore dopo il restauro: all'interno sono venuti alla luce alcuni affreschi, al piano terra sono riaffiorati gli antichi mattoni, sui cui si possono leggere i passaggi dei soldati. Altra preziosa riscoperta è quella dei sotterranei del Forte, costituiti da angusti corridoi che si snodano nel sottosuolo della collina retrostante e affiancano il rivellino. La riqualificazione. Insomma il Forte Inglese, costruito nel 1705 (aveva il nome di Forte San Giovanni) è una delle fortificazioni di pregio assoluto della città medicea. Ed è l'ultima opera bellica di Napoleone, che decise di ricostruire il forte (la denominazione nel periodo napoleonico era Forte Saint Hilaire ). In seguito al restauro la struttura presenta un piano terra di 439 metri quadrati, comprensivo di sale espositive, bar, accettazione, bagni e locali di servizio e un primo piano da 132 metri quadrati con sale espositive oltre al locale degli affreschi. «Deve essere chiaro che il restauro non deve essere un mero intervento conservativo hanno detto gli assessori Del Mastro e Marini è nostra intenzione fare di Forte Inglese un luogo vivo, a disposizione dei cittadini, e completamente rivalorizzato. Il Forte diventerà un centro culturale, ospiterà convegni, eventi e mostre. E già dotato di impianti video anche per degli spettacoli all'aperto che potranno tenersi all'esterno». Quanto alla gestione il Comune sta valutando la soluzione più adatta. «Dobbiamo pensarci hanno detto gli assessori non è escluso che la formula possa mettere insieme sia il pubblico che privati pronti a dare una mano.L'idea che abbiamo è quella di un contenitore unico di tutti i beni culturali della città, visitabili con un unico biglietto. Al recupero del patrimonio, compresi i beni rilevati dal demanio, dobbiamo affiancare dei progetti per la loro riqualificazione in chiave culturale e turistica».