«Il viso è la sola parte del corpo ad essere esposta tutta nuda al primo venuto». L'occhio umano è capace di cogliere le sfumature dell'espressione e a valutare le intenzioni: minaccia, curiosità, tenerezza, offerta di amicizia. I volti umani sono il filo conduttore della mostra "Facce", allestita fino al 14 maggio al Centro di Ateneo per i Musei nello spazio del palazzo dell'Orto Botanico. Ventimila pezzi compongono un tesoro scientifico, d'arte e di storia, poco noto, visitato finora solo dagli addetti ai lavori. Presentando la mostra, ne parlano Giovanni Busetto, direttore del Centro, Telmo Pievani, supervisore scientifico e Nicola Carrara conservatore del museo di Antropologia. «Le ricostruzioni facciali forensi di ultima generazione» spiega Carrara «pubblicizzate da serial televisivi come Bones o Csi, hanno consentito di riportare in vita volti come quello di Sant'Antonio, Francesco Petrarca, Giovanni Battista Morgagni, Luca Belludi e di un sacerdote egizio di epoca tolemaica, ucciso con una pugnalata profonda alla clavicola. Guardando negli occhi Sant'Antonio ci siamo accorti che il suo aspetto si discosta dalla tradizionale iconografia, la faccia è ispessita dall'idropisia di cui soffriva. La muscolatura del viso può essere ricostruita in base alle tracce che ha lasciato sulle ossa del cranio, anche il naso ritorna alla luce misurandone le radici. Sorprendente anche la ricostruzione del poeta Francesco Petrarca, un omone massiccio, con un fisico da giocatore di basket. Una simulazione ne mostra il viso mentre recita qualche brano del Canzoniere. Sono immagini scientificamente accurate ma che hanno il fascino della magia». Telmo Pievani, presentando l'Homo georgensis (Russia) ci riporta indietro a 2 milioni di anni fa, ma questo antico progenitore appartiene certamente alla razza umana come l'Homo Florensis (indonesiano), affetto da nanismo insulare come l'elefante siciliano: infatti, era alto poco più di un metro, un mini antenato che magari doveva fare i conti con il mammut o con la tigre dai denti a sciabola. La grande collezione comprende anche i calchi del Cipriani. Centinaia di volti che dovrebbero dimostrare le differenze razziali e la superiorità dell'uomo bianco. In realtà la genetica ha fatto piazza pulita di queste false convinzioni. Oggi si sa che le razze non esistono. Interessanti digressioni riguardano la teoria fisiognomica dell'uomo criminale di Cesare Lombroso e quella del Broca, il pesatore di cervelli: «Le donne hanno cervelli più piccoli di quelli degli uomini e di conseguenza non possono essere dotate della stessa intelligenza». Teorie positiviste la cui falsità è stata dimostrata dai nuovi orizzonti della scienza. La rassegna è arricchita dalle splendide maschere del Museo aponense dei Sartori. Non si tratta di una raffinata tecnica di mimetismo, le maschere rappresentano piuttosto affascinanti territori simbolici. La mostra troverà posto nel museo di Scienze Naturali di Palazzo Cavalli, una volta restaurato, assieme al museo della botanica e a quello di mineralogia. "Facce. I molti volti della storia umana" è compreso nel grande tour dell'Expo di Milano.
Ora guardiamo negli occhi Sant'Antonio e Petrarca
La mostra "Facce. I molti volti della storia umana" è stata allestita al Centro di Ateneo per i Musei nello spazio del palazzo dell'Orto Botanico fino al 14 maggio. La mostra presenta ventimila pezzi, tra cui ricostruzioni facciali forensi e calchi di artisti come Cipriani. Le ricostruzioni spiegano come i volti umani possano essere riportati in vita utilizzando tecniche scientifiche. La mostra include anche simulazioni di volti storici, come Sant'Antonio e Francesco Petrarca, e rappresenta la genetica che ha dimostrato l'errore delle teorie razziali. La mostra sarà trasferita al museo di Scienze Naturali di Palazzo Cavalli una volta restaurato.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo