«Lui sarebbe un ottimo sindaco. Adesso vi leggo il suo programma». A San Giovanni Evangelista, in una sala capitolare strapiena, Felice Casson (in foto) si lascia andare alla battuta. L'occasione è la presentazione dell'ultimo libro di Salvatore Settis, archeologo e storico dell'arte, che parla di Venezia. Della «falsa modernità, dello spopolamento e dell'oblìo di sè». Vale per tutte le città storiche, per Venezia ancora di più. «Dobbiamo ritrovare l'anima, rivendicare il diritto alla città». Casson riscuote applausi quando parla di «tutela» e di regole chiare e trasparenti. «Il nuovo canale Contorta è un crimine contro la laguna», dice, «il patrimonio pubblico non deve essere alienato». Una città da rispettare e preservare, a questo serviva la legge Speciale, che invece poi è stata utilizzata per finanziare le grandi opere. Negli ultimi anni i fondi del Cipe sono finiti tutti al Mose, la manutenzione è stata dimenticata. Gli abitanti se ne sono andati, la città ha perso attività e funzioni. La monocultura turistica e la mancanza di sensibilità in molti restauri hanno messo a rischio l'integrità culturale della città. La resa alla falsa modernità e l'omologazione alle città di terraferma è un pericolo ancora vivo. Casson e Settis ne parlano con entusiasmo, il pubblico apprezza. I docenti universitari Donatella Calabi e Filippo Maria Pontani interrogano l'autore. «Gli abitanti che perdono la memoria di se stessi diventano nemici della propria città», risponde Settis. A inizio seduta Casson annuncia di aver raggiunto e ampiamente superato il limite di mille firme per la presentazione alle primarie del 15 marzo. «Ci sono firme del Pd, ma in grande maggioranza di cittadini che esprimono così la forte voglia di partecipare alla vita della loro città», ha commentato il senatore. Che ha concluso invitando i veneziani ad andare a votare alle primarie. «Non serve essere iscritti a un partito, si può esprimere la propria preferenza, per costruire un nuovo e solido futuro per la nostra città». (a.v.)