L'edificio di proprietà della Regione era stato invano corteggiato da una catena di alberghi a 5 stelle Meglio tenere chiusi i grandi immobili pubblici e lasciarli cadere a pezzi o venderli ai privati? La questione è sempre la stessa. E oggi, davanti allo scempio in cui versa l'ex Caserma Caldieri del lungomare di Levante, torna di attualità. Lo storico edificio è in condizioni di oblio da ormai quasi 30 anni che hanno reso questo grande complesso tra lungomare di Ortigia e via Santa Teresa un rudere. E degrado causa degrado come mostra lo scenario in cui versa l'interno dello storico edificio, di proprietà del Demanio, dove sono anche custoditi reperti archeologici che non entrano nei magazzini di musei e SOpRINTENDENZA. Costruito per ospitare il convento di Santa Teresa, di cui si conserva ancora la chiesa che si affaccia sull'omonima via, la struttura del lungomare di Ortigia è stata sede del distretto militare. La caserma Caldieri restò tale sino a circa venti anni fa quando il distretto venne spostato alla caserma Abela. La chiusura dell'immobile è stata dunque dovuta non a ragioni di inagibilità ma alla fine del suo utilizzo come sede militare. «Lo stato di degrado dell'edificio - dice il consigliere comunale Salvo Sorbello, leader di Sicilia democratica - è conseguente alla totale assenza di interventi nel corso di questi decenni. Uno scempio». Nel Piano particolareggiato di Ortigia firmato da Pagnano, la caserma Caldieri avrebbe dovuto ospitare l'istituto d'arte per evitare il trasferimento della scuola dall'isola e, di conseguenza, mantenere «viva» Ortigia. Tuttavia ciò non è mai accaduto e oggi l'immobile è alla mercè dell'incuria. Una situazione di degrado che è simile ad altri grandi edifici pubblici di Ortigia come l'ex complesso di Cinque piaghe o il grande complesso di San Domenico. Edifici in attesa di restauri costosissimi, protagonisti di lavori finanziati e mai avviati o bloccati per questioni burocratiche. Alla luce di questo scenario di degrado e mala-gestione pubblica dalle radici decennali, la questione è sempre la stessa: fare dei grandi e meravigliosi edifici di Ortigia alberghi di lusso, oppure tutelarli anche a rischio di lasciarli chiusi? La salvezza di Ortigia, dei suoi immensi tesori sconosciuti agli stessi siracusani, passa infatti dalla gestione. Ed è proprio il futuro di edifici e palazzi di proprietà del Comune, della Provincia e della Regione al centro di un nuovo dibattito che vede protagonista, ancora una volta, la nuova Amministrazione comunale. Il dilemma è decennale: aprire le porte dei grandi immobili pubblici ai privati oppure lasciarli in mano a Comune e Regione? Il vicesindaco Francesco Italia non ha dubbi: l'unica strada è quella della gestione privata. «In un momento di crisi economica qual è quella di atto ormai da anni - dice l'assessore comunale alle Politiche culturali - l'unica strada percorribile è quella del rilancio economico concreto, anche alla luce della situazione vissuta dalla Regione a causa dei problemi legati al bilancio che rischia di trasformarsi in una polveriera. E noi preferiamo tenere chiusi palazzi bellissini, lasciarli cadere a pezzi piuttosto che venderli? Una follia». Italia guarda ai modelli delle altre città d'arte e contesta l'atteggiamento di stasi di fronte a situazioni che potrebbero rimettere in moto economia e turismo. «Chi in passato ha bloccato la vendita di questi beni - dice Francesco Italia - quando c'erano società importanti interessati ad acquistarli per trasformarli in grandi alberghi, ha la responsabilità politica chiara del blocco dello sviluppo di una città in nome della cultura dei monumenti che cadono a pezzi. E' questa dunque la cultura? Quella dei ponteggi davanti ai portoni storici in attesa che crollino del tutto? Quella dei restauri completati per poi lasciare tutto chiuso? Questa è la cultura che abbiamo difeso? Semmai questa è solo la cultura dell'immobilismo». Lo sfogo di Italia è quello di un residenti davanti alle condizioni pietose di un immobile grandioso come l'ex caserma caldieri per cui si attendono finanziamenti pubblici da decenni. «E' impensabile oggi aspettare soldi dall'alto - dice Italia -, è impensabile restare fermi ad attendere la manna del cielo. Per l'ex caserma servirebbero tanti, troppi soldi. Il pubblico non può farcela». L'edificio che si affaccia sul lungomare di Ortigia ingloba due conventi e una chiesa. Oggi non solo l'edificio cade a pezzi ma è anche sconosciuto a molti siracusani che non conoscono il valore di questo immobile in abbandono. Qualche anno addietro, la SOpRINTENDENZA diretta da Mariella Muti riuscì a intercettare un bando europeo che metteva a disposizione 20 milioni di euro da poter destinare, appunto, alla rinascita di questo enorme complesso. Ma è stata un'occasione sprecata. Come la richiesta di una catena di alberghi che voleva acquistarlo per farne un hotel a cinque stelle. «Un vero errore - ribatte Francesco Italia - che si aggiunge a tutti quelli fatti negli anni scorsi. Errori di una politica che ancora oggi si perpetra e che immobilizza la rinascita e il recupero dell'isolotto in nome di una tutela ormai obsoleta». 15022015