Il presidente Ance: «Inutile accelerare le pratiche se poi non arrivano i fondi La crisi delle imprese edili avrà delle ricadute pesanti sulla nostra economia» L'AQUILA. Non è solo la mancata nomina, a oggi, del direttore dell'Ufficio speciale a frenare la ricostruzione, e non è soltanto una questione di filiera lenta, o il mancato rinnovo dei contratti dei lavoratori di Abruzzo Engineering che sono una mano importante per il lavoro dell'ufficio di via Avezzano. Il problema vero è che «sulla carta sono state stanziate risorse per le quali non c'è disponibilità di cassa e la mancanza di certezze e di orientamento del governo». A dirlo facendosi portavoce dello scoraggiamento e della disperazione e di decine di imprese edili (grandi gruppi come Edimo, da poco costretto a mettere in cassa integrazione alcuni suoi dipendenti, è il presidente dell'Ance L'Aquila, Gianni Frattale. Nell'attività quotidiana di decine di costruttori edili e centinaia di piccole e micro ditte artigiane dell'indotto, questo si traduce in pagamanenti bloccati, lavori spesso sospesi per mancanza di finanziamenti, imprese che chiudono e falliscono, lavoratori messi in cassa integrazione o in mobilità, cantieri fermi. E' un film già visto e che va avanti almeno da un anno. Da quando cioè il direttore regionale del Mibac Fabrizio Magani, si è dimesso per un altro incarico. Tutto è cominciato allora tra le promesse del nuovo premier Matteo Renzi di mettere L'Aquila al centro dell'agenda di governo e i buoni propositi del ministro della Cultura Dario Franceschini che il 3 marzo 2014 a piazza Duomo dichiarò candidamente: «Cinque anni per la ricostruzione del centro storico», salvo poi nulla muovere per risolvere lo stallo Mibac. «Il ritardo nella nomina di un dirigente dell'Usra sta forse per essere risolto», spiega Frattale, «quel che mi preoccupa è che non ci sono le risorse per pagare i lavori. Anche se l'Usra dovesse licenziare migliaia di pratiche per un miliardo, questi fondi dove stanno? Mi semba che fino a oggi sono congelati e non esigibili. Quel che più mi spaventaè questa direzione di silenzio assoluto presa dal Governo nei confronti del post-sisma aquilano, e sta passando inosservata senza reazioni, mentre Franceschini tace sul Mibac». Per quanto riguarda il recupero dei beni culturali, infatti, nei cantieri è paralisi. «E' congelato il cronoprogramma stabilito per il 2014» dice, «con appalti da 120 milioni fermi, mentre del cronoprogramma del 2015 ancora non si parla e non abbiamo più riferimenti di alcune direzioni lavorie cantieri fermi da un anno». Una situazione che non coinvolge soltanto il settore edile, ma «avrà ricadute anche economiche e sociali», conclude il presidente dei costruttori, «perché se l'imprenditore non paga 50 operai, costoro non possono fare la spesa, i consumi si fermano e chiudono le attività commerciali». Come si sta verificando ogni giorno in città, dagli angoli di strada della periferia ai centri commerciali. Marianna Gianforte
L'AQUILA - Frattale: Ci sono risorse ma soltanto sulla carta
Il presidente dell'Ance L'Aquila, Gianni Frattale, ha espresso preoccupazione per la situazione della ricostruzione di L'Aquila dopo il terremoto del 2009. La mancanza di fondi e la lentezza delle pratiche amministrative stanno bloccando i lavori e causando problemi economici e sociali. Frattale sostiene che il governo non sta fornendo le risorse necessarie per pagare i lavori e che il silenzio assoluto preso nei confronti del post-sisma aquilano è preoccupante. La situazione sta avendo ricadute anche economiche e sociali, con imprese che chiudono e lavoratori in cassa integrazione.
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