Ugo Perone, ex assessore comunale e provinciale, interviene nel dibattito sulla riduzione delle risorse: "Servono tre mosse: una cura per l'esistente, un deciso impulso su istruzione e ricerca e un impegno a diventare sede di organizzazioni internazionali" Il dibattito sulla cultura che da lontano, ma non senza apprensione, seguo, ripete senza fantasia gli schemi generali che oggi prevalgono in Europa. Sento dire che, come si raccomanda ai paesi in difficoltà, occorre risparmiare e ridurre le spese, ignorando del tutto il fatto che, se non s'incrementano le entrate, il saldo continuerà a essere passivo, perché inevitabilmente la riduzione delle spese reca con sé anche un decremento di entrate. La parola magica alternativa è sviluppo. Ma come, con risorse ridotte? La stessa cosa la vediamo in casa nostra: il budget degli enti pubblici, diminuito delle spese più o meno obbligatorie e di quelle assolutamente primarie, lascia margini ridottissimi e a farne le spese - sembrerebbe inevitabile destino - è stato e, temo, sarà nuovamente l'investimento culturale. Mi domando però se si sia riflettuto a sufficienza su come sarebbe ridotta Torino, se la scelta, fatta oltre vent'anni fa, di riposizionarla culturalmente non l'avesse salvata da un declino triste e inesorabile. Cosa sarebbe senza il Museo del cinema e tutta la filiera cinematografica, Venaria e le Regge, il Museo Egizio rinnovato, per fare solo qualche esempio? Chi verrebbe a visitarla? Oggi viviamo ancora di scelte e investimenti effettuati in anni passati. Ma con il tempo e con la riduzione delle spese queste scelte non potranno più produrre gli effetti che oggi hanno. Detto in modo esplicito e brutale, non credo che la strada sia il risparmio - faremmo la morte del topo - , ma un'accorta operazione di rilancio. Si tratta ora di avere il coraggio di pensare che proprio la cultura possa aiutarci a reimmaginare il nostro futuro. Questo futuro non passa attraverso la creazione di nuovi grandi poli culturali - quelli che ci sono, bastano per i prossimi 10 anni - , ma per una riformulazione di ciò che intendiamo per cultura. Tre mi sembrano, per Torino, gli obiettivi primari: una cura per l'esistente, che non lo umili, ma lo articoli in tutto il territorio della città metropolitana (vero bacino non adeguatamente valorizzato); un deciso impulso per tutte le iniziative dell'istruzione e della ricerca (Torino deve ad ogni costo diventare il luogo d'eccellenza dell'alta formazione: una città per giovani che stimola la creatività); un impegno politico a far diventare il nostro territorio sede di organizzazioni internazionali, in particolare europee, proseguendo e rafforzando una linea d'internazionalizzazione già opportunamente intrapresa. Bisogna puntare su una cultura che stimoli la creatività, a costo contenuto, delle forze giovani che ci sono e che verranno, attratte da questo modello di città, e favorirne presso la cittadinanza la massima fruizione (sul modello riuscito dell'abbonamento ai musei, che deve oggi, nonostante le obiettive difficoltà tecniche, essere esteso anche alla fruizione dello spettacolo dal vivo). Penso sia più importante un tessuto vivace di decine di iniziative piuttosto che la concentrazione sul grande evento spettacolare, che non deve certo mancare, ma coniugarsi con una vivacità diffusa. Allo stesso modo mi pare utile non modellare le iniziative culturali sugli effetti turistici immediati, ma intrecciare i momenti di richiamo con un appeal più complessivo del territorio. Se s'intraprende questa strada, diventerà necessario e legittimo spendere di più in cultura, e si avranno anche altre positive conseguenze, come una ripresa della crescita della popolazione della città e dell'area metropolitana, nuovi insediamenti culturali e per l'istruzione superiore, maggiori legami internazionali. Diventeranno anche necessarie implementazioni della rete dei collegamenti, all'interno dell'area metropolitana e verso l'esterno, con un coraggioso ripensamento della funzione di Caselle e di Malpensa. Molto dovrà essere rimodellato, a conferma del fatto che la cultura è occasione, stimolo e motore allo sviluppo. E se fosse vero, come tutti speriamo, che s'intravedono i primi segnali di uscita dal tunnel della crisi, diverrebbe ancor più importante non farsi trovare impreparati: sarebbe come chi spegnesse il fuoco proprio prima dell'arrivo degli ospiti. (ex assessore alla Cultura di Torino e Provincia)