Finalmente una buona notizia: ieri il ministro Franceschini dopo aver fatto capire il contrario e, magari, meditando su qualche critica ha deciso che rispetterà la decisione del direttore degli Uffizi, e che dunque l'Annunciazione di Leonardo non andrà all'Expo (lo immaginava anche Bobo, nella vignetta di Sergio Staino che appare oggi sul numero 110 della bella rivista fiorentina online Cultura Commestibile, e che sono felice di poter riprodurre qua). La cosa veramente importante, tuttavia, è che Franceschini ha voluto accompagnare a questo saggio e coraggioso ripensamento una dichiarazione assai esplicita: «Io sono molto rispettoso dell'autonomia dei direttori dei musei e delle loro scelte, non credo che la politica debba intervenire in un campo che è di loro competenza». Sono parole dalle quali non si torna indietro. Ora nessuno ha più alibi: lo stesso Franceschini e i suoi successori, i sindaci e gli assessori. E nemmeno i direttori dei musei hanno più scuse per piegare la schiena. Non siamo più nell'antico regime (in Italia, da questo e altri punti di vista, durato fino a oggi): le opere d'arte dei musei non sono trofei della politica o degli affari, esse viaggiano solo per ragioni scientifiche, cioè per produrre conoscenza. E nei limiti in cui lo cosentono le loro condizioni e l'integrità delle collezioni di cui fanno parte. E a deciderlo possono essere sono i direttori dei musei, sovrani come comandanti di una nave. Benvenuti nella civiltà.
Leonardo, l'Expo e l'autonomia dei musei
Il ministro Franceschini ha deciso di rispettare la decisione del direttore degli Uffizi di non esporre l'Annunciazione di Leonardo all'Expo. Franceschini ha anche espresso la sua rispetto per l'autonomia dei direttori dei musei e ha affermato che la politica non deve intervenire in un campo che è di loro competenza. Questa decisione è stata vista come un passo importante verso la fine dell'intervento politico nei musei e la protezione delle opere d'arte. I direttori dei musei sono ora liberi di prendere decisioni senza dover temere l'intervento politico. La decisione di Franceschini è stata vista come un segno di cambiamento nella politica italiana e come un passo verso una maggiore protezione delle opere d'arte.
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