San Leucio, addio dopo 120 anni all'opificio De Negri. Il 3 marzo lo sfratto "CHIEDERÒ al governo Renzi di firmare un accordo di programma per le seterie di San Leucio e all'Asi un'area da dedicare al comparto con la formula più idonea". Il sindaco di Caserta, Pio Del Gaudio, interviene in favore dei setifici che chiederanno aiuto, oltre che di De Negri. La notizia della sua chiusura è stata annunciata con un post su facebook dall'ex ministro di Beni culturali Massimo Bray. E fa il paio con l'altra gemma del "sistema" borbonico, la scuola delle ceramiche Caselli di Capodimonte a Napoli, assoggettata a un accorpamento che in questi giorni fa discutere. Il 3 marzo, con un'ordinanza di sfratto esecutivo del tribunale di Santa Maria Capua Vetere, arriverà l'ufficiale giudiziario per l'Opificio di San Leucio e anche l'ultima fabbrica lascerà il territorio. Gli altri non si sono allontanati di molto e tengono a sottolineare: "Noi non abbiamo mai smesso di lavorare", chiedendo di non generalizzare per non danneggiare l'intero comparto. La delocalizzazione fa comunque effetto quando si parla della città del lavoro concepita da Ferdinando IV, una colonia di operai garantiti da avanguardistiche normative persino in tema di sicurezza sul lavoro. Il presente però non riesce a collimare con la storia. "I macchinari che adoperiamo - spiegano i titolari delle seterie già trasferite (che sono i due nuclei Alois, ora a Capua, e Cicala trasferito a Limatola) - vibrano a una tale velocità che farebbero crollare tutti i monumenti del Belvedere e renderebbero impossibile la vita agli abitanti del posto". L'immobile dell'Aos è un edificio moderno e si trova a 150 metri dal Belvedere dove si visita la fabbrica settecentesca voluta dal re delle Due Sicilie. I locali in liquidazione sono stati ceduti dal curatore fallimentare a un imprenditore edile che - come hanno accertato i sindacati di categoria - ha reclamato il possesso dei locali senza operai né macchinari. Qui si era trasferita nel 1970 la centenaria fabbrica di seta dell'Antico Opificio Serico dei genovesi De Negri, riassorbito con l'intervento della Gepi dalla famiglia di imprenditori romani Sabelli. La vertenza dei 15 dipendenti della seteria dura da un anno. Il proprietario, Andrea Sabelli, è stato raggiunto sul web dalla solidarietà di altri imprenditori: "Rischia di venire cancellata un'altra realtà produttiva di eccellenza - dichiara Sabelli - Occorre sedersi attorno a un tavolo per trovare la soluzione, perché in quell'edificio c'è un percorso non solo imprenditoriale, ma anche culturale di grande importanza. Lo sfratto - continua - ce lo manda la società che ha comprato l'immobile. Io da solo non ce l'ho fatta e ho chiesto un piccolo aiuto. Ho provato a offrire all'acquirente un'ipotesi di affitto per un periodo, cui sarebbe seguita una proposta di riacquisto dell'immobile ". Sabelli spera che il ministro Dario Franceschini "si sensibilizzi come ha fatto Bray, perché non posso immaginare il decentramento dell'attività in un altro sito". La frazione di Caserta non ha accolto con favore la perdita dell'ultimo "inquilino" della città della seta. "Non soltanto 15 famiglie - dice nel suo lungo post l'ex ministro - perderanno il loro lavoro, ma la Campania e l'intero Paese perderanno l'ultima testimonianza di una realtà culturale e sociale irripetibile, una pietra miliare della storia dell'artigianato italiano voluta dai Borbone. Sono convinto che chi ha la responsabilità di quel territorio e dei beni culturali non possa non ascoltare la voce di chi domanda che l'eccellenza italiana sia tutelata e tramandata". Sfolla il campo però da equivoci che possono nascere dal discorso di Bray, il titolare della seteria Alois, Giovanni: "Siamo una decina di aziende a continuare la tradizione di San Leucio, e con le fabbriche siamo fuori dalle mura cinte dell'Opificio borbonico dal dopoguerra, mentre gli show room sono rimasti a San Leucio. Io dal 2005 mi sono spostato prima in un ex granaio di Cancello Scalo, poi a San Nicola, a San Marco Evangelista e ora siamo a Capua". Un iter sfiancante per mantenere il primato della produzione anche sbalzati fuori dal territorio d'origine. Una necessità, una iattura, pareri diversi. De Negri e Sabelli non volevano andar via. In definitiva comunque, chi perde è soprattutto il territorio. "È una vicenda non positiva anche se viene da lontano ed è tutta aziendale - dice il sindaco Del Gaudio - da circa un anno abbiamo cercato di aiutare i setifici dandogli delle stanze al Belvedere di San Leucio per attività di promozione. Il problema è che vivono una crisi grossa interna - il nocciolo storico delle famiglie di setifici non c'è quasi più - ed esterna, per la concorrenza cinese. Oggi ho sentito Sabelli, che chiede aiuto: mi rivolgerò a Roma. Se qualcuno avesse però disegni speculativi, come è capitato in passato, e volesse licenziare gli operai per farci le case, se lo può scordare".
la Repubblica
13 Febbraio 2015
CASERTA-San Leucio, addio dopo 120 anni all'opificio De Negri
ST
Stella Cervasio
la Repubblica
L'Opificio di San Leucio, un'antica fabbrica di seta fondata dai genovesi De Negri nel 1770, chiuderà definitivamente il 3 marzo a causa di una vertenza con il proprietario Andrea Sabelli. La seteria, che aveva 15 dipendenti, era stata trasferita nel 1970 dall'Antico Opificio Serico dei genovesi De Negri, riassorbito con l'intervento della Gepi dalla famiglia di imprenditori romani Sabelli. La vertenza è stata durissima e ha portato a un accordo tra i dipendenti e il proprietario, che ha ceduto l'immobile al curatore fallimentare.
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