Noto. «No agli stabilimenti balneari alla Pizzuta. Dobbiamo tutelare l'area archeologica». E' il grido d'allarme lanciato dall'Archeoclub di Noto per stoppare l'iter per i due stabilimenti balneari che hanno chiesto l'utilizzo dell'arenile di contrada Eloro-Pizzuta. «Intanto oggi alle 10 è convocata a palazzo Ducezio la conferenza di servizi indetta dal Comune. Saranno presenti oltre alle associazioni territoriali anche le autorità competenti: la SOpRINTENDENZA, la Capitaneria di Porto, il Demanio. Verranno noti i pareri dei vari Enti che sono stati interpellati durante l'iter della presentazione del progetto. Spiega il presidente dell'Archeoclub, Laura Falesi: «Si tratta di un'area tra l'antica di Eloro e la Pizzuta; uno dei monumenti funebri dell'area cimiteriale dell'antica città greca. Gli stabilimenti sono stati progettati senza tenere conto che sotto la sabbia probabilmente ci sono altre sepolture o strutture di età greca fino a oggi non esplorate». Proprio sotto una duna della spiaggia in questione, a 40 metri dalla battigia e a 50 metri dalle mura di Eloro, secondo l'esperta, si trovano i resti del santuario extraurbano dedicato a Demetra e Kore, risalente al periodo tra il VI e il IV sec. a. C., in parte conservato nel museo archeologico di Noto. E' vero che si tratta probabilmente di strutture stagionali, ma bisogna valutare bene l'impatto sul sito. «C'è il rischio - sottolinea Falesi - di stravolgere la stratigrafia antica perdendo per sempre preziose informazioni». L'area della spiaggia 2700 anni fa era terraferma, poiché la linea di costa in oltre due millenni è avanzata verso l'interno: è quindi altissimo il rischio di impattare su antiche testimonianze di età greca. Carmen Orvieto 12022015