L'ASPETTO imbarazzante della storia è che il quadro non è di Leonardo: "nemmeno dipinto", verrebbe da dire. E mentre nel caso della Tavola Doria (un'altra opera attribuita a Leonardo recentemente recuperata in Svizzera dai nostri carabinieri) la storia collezionistica eccezionale e il valore documentario ripagavano abbondantemente della mancata autografia, in questo caso si tratta di una derivazione davvero modesta (e forse anche tarda) di un famoso ritratto di Isabella d'Este disegnato dal Maestro e conservato al Louvre. Per intenderci, se il proprietario avesse presentato regolare domanda di esportazione sarebbe forse stato giusto concederla. Paradossalmente, tuttavia, ciò non rende meno interessante la notizia. Se davvero qualcuno era in procinto di offrire decine di milioni per il "Leonardo", questo significa che non ci troviamo di fronte a collezionisti, ma a una rete criminale tanto rozza da mettere sullo stesso piano poniamo partite di droga, diamanti e presunti capolavori: senza avere gli strumenti culturali minimi per valutare questi ultimi, e anzi cadendo (tragicomicamente) vittime del circo mediatico che ogni mese tira fuori un Leonardo, un Michelangelo o un Caravaggio. E l'idea di un circuito criminale che si beve il falso scoop e ci si avvita intorno, fino ad impiccarcisi, è letterariamente mirabile. Ma questa storia insegna qualcosa di più importante, e molto meno divertente. E cioè che l'Italia è afflitta da una continua emorragia di opere d'arte antiche, che escono illegalmente dal territorio della Repubblica e finiscono in cassette di sicurezza, collezioni e addirittura musei stranieri. Si tratta spesso di opere rubate (magari dalle nostre espostissime chiese), o di opere provenienti da antiche collezioni patrizie in disfacimento. E, nel frattempo, altre opere scivolano tra le maglie degli Uffici Esportazione: che, come tutti gli organi delle soprintendenze, sono privi di mezzi e personale. Da decenni si aspetta che il Ministero per i Beni culturali si decida ad intervenire attraverso una direttiva chiara e univoca, e una gestione trasparente e severa. E mentre si questiona sull'esportazione di opere irrilevanti (danneggiando i mercanti onesti), vediamo uscire legalmente autentici capolavori (per la gioia di mercanti meno onesti). Chissà che l'incredibile storia del (finto) Leonardo (davvero) trafugato non spinga a riflettere.