Richiesto un incontro urgente con il sindaco e l'assessore Cattoi Rialto Sant'Ambrogio, le associazioni: "No allo sgombero" Parte la mobilitazione per salvare il Rialto Sant'Ambrogio, gioiello del Ghetto che dopo una travagliata vicenda di occupazioni (nel 1999) e sgomberi (dal 2008), oggi ospita numerose associazioni e un centro di produzione culturale indipendente. Il 28 gennaio in via di Sant'Ambrogio è infatti arrivata una lettera del Dipartimento Patrimonio, Sviluppo e Valorizzazione di Roma Capitale per il "recupero coatto dell'immobile", concedendo 30 giorni per abbandonare la struttura. Secondo le associazioni - Rialtoccupato, Ass. ARCI Roma, Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua, Forum Ambientalista, Attac Italia, per citarne solo alcune - si tratta di "una vera e propria intimidazione atta allo sgombero di uno spazio legalmente assegnato e per ciò tutelato nella sua attuale destinazione d'uso a scopi sociali e culturali" come si legge in un duro comunicato. "La motivazione addotta dal Dipartimento Patrimonio fa riferimento ad una non chiara riunificazione degli spazi con la contigua Sovrintendenza" aggiungono sostenendo però che "ciò assume i contorni di una mistificazione della realtà, se si legge alla luce della delibera attualmente in discussione in assemblea capitolina, con cui la stessa Amministrazione mette in vendita un cospicuo numero di immobili tra cui anche il complesso monumentale del Sant'Ambrogio della Massima". Per questo chiedono "un incontro urgente con il Sindaco Marino e l'Assessore al Patrimonio Cattoi al fine di individuare una soluzione positiva a tale questione e dare attuazione all'iniziativa intrapresa 10 anni fa per la valorizzazione di questa esperienza di socialità". Non si può "cancellare un luogo pubblico, non statale, centro di sperimentazione culturale e sociale e per tanto svincolato dal mero fattore economico". Una vicenda, sottolineano, "non isolata, ma che si inserisce in una serie di analoghi provvedimenti che stanno colpendo altri spazi sociali della capitale". La storia dello stabile del Sant'Ambriogio della Massima che dal 2000, tramite un'ordinanza del sindaco, ospita decine di associazioni, non è semplice: prima un sequestro preventivo durato cinque anni, tre processi penali, assoluzioni, il dissequestro ordinato dal Tribunale nel 2014. Le associazioni si sarebbero dovute trasferite presso l'ex autoparco dei Vigili urbani di viale delle Mura Portuensi, ma non è mai accaduto. In questi anni, in un palazzo trasformato in parte in locale e in parte in uffici, sono passati performer, compagnie teatrali, dj set, scrittori, attivisti per la promozione dei referendum sull'acqua pubblica e comitati.