CHIUSA la felice parentesi dell'elezione di Sergio Mattarella a presidente della Repubblica occasione di orgoglio siciliano, ma anche di lieve distrazione dai drammatici problemi dell'Isola il quadro fosco delle condizioni economico-sociali siciliane s'intreccia con l'incertezza della situazione istituzionale e con lo stallo nel quale sembra essersi avvitato anche il governo "Crocetta ter" che, oltre ad essere stato costituito appena tre mesi fa, è stato il frutto di un'operazione gestita dal Pd nazionale, che ha imposto alcune presenze assessoriali di competenza "tecnica", fuori dal condizionamento del notabilato politico territoriale, per segnare una netta discontinuità progettuale e d'immagine, scongiurando il rischio di una fine anticipata della legislatura. Ma, evidentemente, dopo oltre due anni di "falso movimento" dei primi governi Crocetta che hanno preceduto quest'ultimo, tutti i nodi delle mancate riforme (gestione- sistema delle risorse idriche; piano raccolta- smaltimento rifiuti e strategia per la differenziata, ecc..), del disastro dell'intero assetto della formazione professionale, del collasso dell'apparato produttivo siciliano, non potevano che riversarsi, aggravandoli ulteriormente, sullo stato finanziario e sul bilancio della Regione, al punto che l'atto più dirompente dell'attuale governo è rappresentato dalla recente accensione di un mutuo di circa un miliardo e 800 milioni di lire che graverà sulla collettività siciliana per i prossimi trent'anni. Nel vivo di questi nodi politici e legislativi "strutturali" irrisolti, che incidono profondamente nella carne viva di una popolazione senza prospettive e in territori carichi di ferite laceranti, è davvero surreale assistere al fatto che l'attenzione si stagli o faccia riaffiorare polemiche attinenti ad alcune trascorse decisioni del governatore e del suo entourage "metodo Boffo" sulle dimissioni dell'assessore Sgarlata; valzer "interessato" sulle soprintendenze offrendo un'immagine che getta cattiva luce su un metodo e un sistema di poteregoverno non trasparente. Di fronte a ciò, un governo Crocetta che sembra oggi nuovamente incartarsi e trascinarsi in una tensione che è legata alle scelte che l'assessore all'Economia Alessandro Baccei intende proporre con il suo "Piano finanziario" (Dpef), contenente inevitabilmente un sistematico e drastico taglio di spese (rami secchi, enti, strutture, sprechi istituzionali, consorterie e privilegi politico-burocratici, ecc..). Piano, quello di Baccei, che impone urgentemente a tutte le forze politiche sia di governo che di opposizione la capacità di saper corrispondere alla drammatica fase di crisi sociale che attanaglia l'Isola, misurandosi concretamente e forse per la prima volta con la necessità di guardare in quello stato paludoso e vischioso di una "macchina elefantiaca", consolidata nei decenni. Un piano che s'intreccia a un rigoroso bilancio regionale da approvare e alla necessità di saper mettere a punto un'azione efficace e strategicamente mirata per sfruttare in pieno i fondi comunitari 2014-2020. Appare evidente che il governo "Crocetta-ter" viene oggi a trovarsi in quella che si è soliti definire una "situazione- limite" per eccellenza: in altri termini, quella condizione, in cui il suo stesso stato di "crisi" richiama quel "krinein" (tagliare, recidere, decidere) che significa e coincide etimologicamente con quel "prendere una decisione", in grado di segnarne e mutarne il destino. È la Sicilia intera a reclamare oggi l'urgenza di questa decisione. Se è vero come mostrato anche dagli incontri e dai confronti romani tra il governo nazionale e Crocetta, che il Pd è l'unico soggetto su cui ricade la responsabilità della decisione-limite, c'è da sperare che la classe dirigente di questo partito sia all'altezza della fase che l'Isola sta vivendo. Altrimenti, la prevista "Leopolda" siciliana non servirà neppure a "ricaricare" il clima di speranza (ridotto oramai al lumicino), in un'Isola che ha necessità di una radicale inversione di tendenza che sappia incidere in questo stagnante tessuto economico- sociale. Pertanto, anche il governo Crocetta è esposto al rischio di un vuoto di scena su cui poter godere di una replica.