Per quello che si apprende dalla stampa, nel "piano regolatore della cultura" presentato dal sindaco e dall'assessore Cavazza il 22 gennaio non vi sono molte indicazioni sul futuro dei musei cittadini, a parte la volontà di procedere verso una loro maggiore integrazione. Credo sia tuttavia opportuno che la città provi a interrogarsi, partendo da questo pur piccolo elemento, sulla possibilità di riconsiderare il proprio sistema museale e soprattutto di capire se un'ipotesi di costituire una sorta di "polo del contemporaneo" abbia qualche fondatezza e possa fornire adeguate soluzioni alle sfide e alle difficoltà alle quali i musei sono chiamati a rispondere in questo faticoso e complesso momento storico. La riflessione non può che partire dalla Galleria civica, sia perché si tratta di un istituto comunale, sia per la longevità del museo, che ormai ha abbondantemente superato il mezzo secolo di vita. E dispiace, va detto subito con franchezza, che sia stata annunciata la vacanza della direzione per tutto l'anno in corso. È vero, infatti, che il programma da me definito per il 2015 pur con gli adattamenti e i rinvii causati dalla temporanea perdita della Palazzina Vigarani sarà attuato (ma non sarò certo io come ha sostenuto in un'intervista dei giorni scorsi l'assessore Cavazza a curare le mostre, con l'eccezione di quelle che inaugurano sabato prossimo, già pronte al momento delle mie dimissioni), tuttavia la progettazione delle attività non esaurisce il compito del direttore. Anzi, proprio quelle fasi di transizione che potrebbero preludere a cambiamenti sostanziali andrebbero governate assieme dalla politica e dai tecnici, la cui competenza e la cui esperienza dovrebbero essere prese in considerazione da chi è tenuto a operare scelte tanto delicate su argomenti così specifici. In vista della maggiore integrazione auspicata il principale 'interlocutore' della Galleria non può che essere individuato nell'altro istituto cittadino che si occupa dell'immagine contemporanea, ovvero la Fondazione Fotografia. Entrambi posseggono un'importante raccolta fotografica (la Galleria anche una prestigiosa collezione del disegno italiano del Novecento), frutto di acquisti, donazioni, comodati e organizzano con regolarità esposizioni temporanee; la Galleria, ovviamente, opera su un più vasto ambito di interessi che abbraccia tutta l'arte contemporanea e non soltanto la fotografia la Fondazione, dal proprio canto, ha di recente avviato un'attività formativa molto qualificata e specializzata. Se l'autonomia delle due realtà (così come la diversa proprietà del loro patrimonio) è un obiettivo primario da salvaguardare, allo stesso tempo una maggiore interazione in termini di comunicazione e promozione delle attività e di gestione delle raccolte fotografiche in modo da esplicitare che si tratta, alla fine, di un'unica collezione pubblica, una sorta di "collezione della città", parrebbe cosa estremamente salutare. Per non parlare poi dell'opportunità straordinaria che si offrirebbe a entrambi se potessero condividere un medesimo tetto, ad esempio dando luogo magari assieme al Museo della Figurina a un polo dell'immagine contemporanea in Sant'Agostino (il cui progetto attuale si mostra invece, agli occhi di molti, disomogeneo e incoerente). Si potrebbe anche cominciare a ragionare, con la dovuta prudenza, di una possibile forma comune di amministrazione, soprattutto tenuto conto che la gestione diretta della Galleria civica da parte del Comune è resa sempre più complicata e farraginosa dalle norme restrittive che gli ultimi governi hanno imposto agli enti locali e che lo stesso Codice dei Beni Culturali limita l'utilizzo della gestione diretta a musei di "modeste dimensioni". Si tenga sempre ben presente, però, che forma giuridica e modalità di gestione di un museo non rappresentano, di per sé, la soluzione a ogni problema ma sono soltanto gli strumenti attraverso i quali si dà attuazione a un progetto culturale e lo si mantiene efficacemente operativo. Quando il progetto c'è, naturalmente. Marco Pierini ex direttore Galleria civica di Modena