Abitato fin dal 1370 dalle monache agostiniane, il monastero di clausura di Sant'Amico, a pochi passi dalla Fontana Luminosa, per secoli è rimasto un luogo inaccessibile. Un luogo di silenzio e preghiera in cui, nel 2009, potevano entrare solo le dieci suore residenti. Il terremoto, tuttavia, ha costretto anche loro ad andar via e il convento, gravemente danneggiato, ha dovuto spalancare le proprie porte per permettere i restauri. I lavori, che termineranno tra qualche mese, non solo hanno restituito alla città un gioiello di architettura, ma hanno anche portato alla luce tesori nascosti dal tempo. AFFRESCHI. Operai e architetti sono rimasti senza fiato quando, in uno dei saggi nelle murature, proprio all'ingresso del monastero, sono venuti fuori lacerti di affreschi, forse cinquecenteschi. «Il monastero ha subìto modifiche a seguito dei terremoti del 1461 e del 1703. Prima dei lavori di restauro abbiamo fatto saggi stratigrafici all'interno delle murature per verificare che l'intervento non danneggiasse eventuali lavorazioni», spiega l'architetto della Soprintendenza ai beni architettonici Antonio Di Stefano. «Proprio all'ingresso, durante i saggi, sono venuti alla luce due lacerti di affresco di ottima fattura». Inizialmente è stato scoperto il volto di una figura con aureola cruciforme. «Un dettaglio che in genere appartiene all'iconografia di Gesù Cristo», continua Di Stefano. «Con l'andare avanti dei lavori abbiamo visto che la figura indossava una veste, una tunica piuttosto corta, con delle frange e aveva in mano un bastone, con fare benedicente. Ci siamo convinti, dunque, che si trattasse della raffigurazione di San Giovanni Battista». A fianco, sempre con fare benedicente, c'è un'altra figura, forse un vescovo. «Non escludiamo l'ipotesi che possa essere Sant'Agostino. Non a caso, infatti, questo è il monastero delle agostiniane», spiega l'architetto. «Le figure sono tutte picchiettate: in passato, per esigenze di cambiamento di gusto, ma anche dettate da una necessità di igienizzare gli ambienti, magari dopo malattie o pestilenze, si intonacava a calce, un prodotto che distrugge già da solo i batteri. Spesso si picchiettavano le pareti per far aderire meglio il supporto e poi s'imbiancava». Sull'altro lato della parete, invece, ci sono due figure che ancora non è stato possibile decifrare con certezza. «Si tratta sicuramente della rappresentazione di una santa, ma ancora non sono finite le indagini», continua Di Stefano. «Gran parte della figura, infatti, è ancora sotto a uno strato di calce e non è leggibile». Il restauro dei due affreschi sarà oggetto di un intervento congiunto con la Soprintendenza per i beni storico artistici e in particolare con la dottoressa Bianca Maria Colasacco. ARCATE SUL CHIOSTRO. «In tutto il monastero sono stati ripristinati gli stucchi ed è stata posta in opera la pavimentazione in pietra di Vigliano», specifica l'architetto. «Abbiamo ritrovato, ma eravamo a conoscenza della loro esistenza già prima dell'intervento, delle arcate che prima del terremoto erano completamente tamponate. È stata, dunque, recuperata un'enorme vetrata sul corridoio del convento che si affaccia nel chiostro interno. La vetrata si trova nella parte antica del monastero, dove sono stati risistemati gli ambienti per le suore di clausura. Originariamente era un unico ambiente intero, molto lungo: la divisione della stanza era fatta solamente con dei teli. Adesso sono state realizzate, invece, stanzette singole con bagnetti interni». FORNO. L'intervento ha permesso anche il recupero di un pavimento in cotto antico, che era stato accatastato in giardino, e di un forno realizzato completamente in legno e stucco, pronto per essere utilizzato. STORIA. La chiesa delle monache agostiniane di Sant'Amico è l'unico edificio religioso aquilano del Seicento giunto a oggi integro, almeno per quanto riguarda l'interno. «L'involucro murario, rigidamente rettangolare e intonacato all'esterno, in sé è di fattura medioevale, essendo stati monastero e chiesa fondati nel 1373», spiega Di Stefano. «La storia del monastero femminile ha avuto sempre un risvolto sociale e formativo, per via dell'apertura, in esso, di un rinomato convitto che per più secoli educò le giovani provenienti dalle prime famiglie aquilane. Anche oggi il monastero continua a essere vivace centro di ritiri e di formazione permanente per religiosi e laici, e per la gioventù in ricerca spirituale». Nel Seicento il monastero venne quasi rifondato dal vescovo spagnolo de Rueda, per raggiungere, nella seconda metà di quel secolo e all'inizio del '700, il massimo della fioritura architettonica e artistica. «La configurazione era allora quella che vediamo oggi: un cospicuo complesso di volumi disposti a forma di grande T, coro e chiesa con antistante atrio, su cui si aprono due portali in pietra, uno a timpano curvilineo intero, secentesco, l'altro più grande, d'ingresso, settecentesco». A seguito degli attuali interventi di miglioramento sismico e restauro, la parte più antica del monastero, con porticati e ambienti voltati a crociera decorati da preziosi affreschi, è tornata all'originale splendore. «Vivere in questa città è difficile e faticoso. Lo sanno tutti coloro che da sei anni cercano quotidianamente di ritrovarne il senso, di ripensarne gli spazi, di prefigurare un ritorno alla normalità», commenta la soprintendente Alessandra Vittorini. «Lavorare per restituirla alla sua integrità e complessità originaria, a partire dai monumenti, dal patrimonio culturale, dai luoghi collettivi e identitari della sua storia e della sua memoria, è per tutti noi un grande impegno. E, soprattutto, una grande responsabilità».
L'AQUILA - Sant'Amico, svelati i segreti del convento
Il monastero di clausura di Sant'Amico, a pochi passi dalla Fontana Luminosa, è stato oggetto di lavori di restauro dopo il terremoto del 2009. I lavori hanno portato alla scoperta di affreschi cinquecenteschi, tra cui una rappresentazione di San Giovanni Battista e una figura con aureola cruciforme, forse di Sant'Agostino. Le figure sono state ritrovate in uno degli ingressi del monastero, dove sono state trovate anche due lacerti di affresco. Il restauro ha anche permesso di recuperare un pavimento in cotto antico e un forno realizzato in legno e stucco. Il monastero, fondato nel 1373, è l'unico edificio religioso aquilano del Seicento giunto a oggi integro.
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