Locali sotterranei mettevano in collegamento l'ex ospedale e convento della Beata Antonia con Palazzo Gaglioffi attraverso l'omonima via. Ambienti ipogei sono stati trovati anche nella zona compresa tra via Rustici e via San Pietro a Coppito, oltre che sotto al complesso dei Salesiani. I lavori di ricostruzione del post-sisma stanno portando alla luce una città sotterranea di cui nessuno poteva avere contezza fino al 2009. «Sotto alle strade aquilane c'è un mondo non solo archeologico», dice la soprintendente ai beni architettonici Alessandra Vittorini. «Si tratta di tracce di una vita che prevedeva realtà diverse dalle attuali». BEATA ANTONIA. «Sapevamo dell'esistenza di locali sotterranei in questa zona, a seguito dei restauri del complesso risalente agli anni '70», spiega l'architetto Corrado Marsili, della Soprintendenza. «I danni dovuti al sisma hanno messo in evidenza il passaggio di collegamento con il convento della Beata Antonia. Ci sono veri e propri ambienti ipogei: locali che dovevano essere espansioni del palazzo e che potevano essere utilizzati come cantine, ma anche come camminamenti di collegamento tra un'ala e l'altra di un grande palazzo. Anche la struttura della Beata Antonia, infatti, era proprietà della famiglia Gaglioffi, che disponeva, dunque, di un edificio che doveva estendersi da piazza San Biagio fino alla fine di via Sassa». Le strutture erano collegate ancor prima della fondazione del convento, risalente al 1349 per volontà testamentaria di Giacomo Gaglioffi. «La famiglia, infatti, in quel periodo ha donato la parte terminale della proprietà», continua Marsili. «Anticamente i due palazzi dovevano essere parti di uno solo». SAN PIETRO. Altri locali sotterranei, invece, sono stati trovati nella zona di San Pietro. Si articolano in cunicoli, all'apparenza naturali (di probabile origine carsica) interessati però da opere murarie. «Sull'origine abbiamo dei dubbi», spiega l'architetto Gianfranco D'Alò, della Soprintendenza. «Infatti, oltre a quella carsica, è ipotizzabile anche una natura antropica: le cavità potrebbero essere state realizzate dall'uomo per ottenere, a basso costo, materiale da costruzione, come breccia e pietre, o come cantine». L'aneddotica raccolta parla anche di usi legati a necessità difensive o a collegamenti segreti. «Non possiamo dimenticare, a tal proposito, che la chiesa, nel 1254, all'entrata degli aquilani nella città nuova, o meglio alla sua inaugurazione ufficiale, dovette poter funzionare sia per il culto sia per altro, essendo uno dei pochi edifici pubblici già praticabili, come ci riferiscono insigni studiosi quali Antonini, Muratori ed Equizi», continua D'Alò. «Gli ambienti ipogei hanno notevolissimi manufatti: sia per dimensioni che per qualità delle lavorazioni presenti. Si tratta di arconi strutturali in pietra locale concia. Colpisce la fine lavorazione di questi manufatti, per essere collocata in locali non esposti al pubblico e sotterranei. I singoli conci che compongono gli archi e i piedritti presentano aree o campi lavorati a bocciarda delimitati, agli spigoli, da nastrini perfettamente lisciati. Queste lavorazioni caratterizzano nella zona le architetture altomedievali». I cunicoli si diramano e si articolano in modo da collegare diverse unità abitative tra loro e, a giudicare da bracci attualmente murati orientati verso la chiesa di San Pietro, dovevano poter mettere in collegamento questa alla zona residenziale o, comunque, a zone più periferiche del quartiere che, all'epoca, si trovavano a ridosso del giro delle prime mura urbiche. SALESIANI. Nel quarto di San Pietro sono stati rinvenuti altri ambienti ipogei dei quali i più notevoli sono sui siti attualmente occupati dai Salesiani. «Il primo a essere stato scoperto si trova dov'era il campo da basket all'aperto pavimentato in cemento ed è posto a una quota di molto più in basso del viale Don Bosco», continua D'Alò. «Ancora al di sotto, nel corso degli scavi necessari a realizzare le fondazioni della costruzione che oggi occupa lo spazio dell'ex campo di basket, sono state rinvenute caverne e passaggi con all'interno portali a tutto sesto in mattoni e pietra. Erano, inoltre, ben visibili opere in calce che testimoniano un'assidua frequentazione dei luoghi e la necessità di servirsene. Da testimonianze raccolte, le grotte sarebbero state utilizzate per il ricovero degli armenti e delle attrezzature necessarie per le greggi». Il secondo ritrovamento nel sito attualmente occupato dagli edifici dei Salesiani riguarda una probabile cisterna realizzata in mattoni a coltello e malta di calce. «Nonostante il secolare abbandono e il fatto che essa sia stata sfondata per realizzare la fondazione delle strutture murarie sovrastanti», conclude l'architetto, «la cisterna appare integra e sembrerebbe ancora in grado di assolvere alle funzioni per cui fu realizzata».