«I residenti hanno pienamente ragione. Siamo vicini ad una soluzione, perchè abbiamo deciso di vendere lo stabile alla Soprintendenza, di modo che potrà essere messo in sicurezza e riqualificato». A dirlo è il direttore generale dell'Azienda ospedaliera universitaria "Ruggi", Vincenzo Viggiani, che, tra le altre, ha ereditato pure la rogna di un palazzo di origini cinquecentesche, diventato, da quasi quattro anni, il simbolo del degrado del centro storico alto. L'immobile è di fatto diviso in due sezioni: quella meridionale, che costeggia i gradoni della Madonna della Lama, e quella settentrionale (dovuta ad un'espansione successiva) che si estende quasi fino a via Trotula De Ruggiero. I due blocchi sono divisi da via Tasso e sono collegati tramite un'alta galleria su cui sorgono diverse stanze, tra cui gli stessi uffici della Soprintendenza. «In questi mesi abbiamo tenuto molte riunioni - spiega il manager - e ci siamo resi conto che la situazione è assolutamente complicata per vari motivi. Innanzitutto, l'edificio è ridotto malissimo, e per ristrutturarlo servirebbero fondi di cui non disponiamo. C'è ancora in corso una inchiesta della magistratura penale che vi appose i sigilli nel 2011, dopo il crollo di un solaio e, non ultima, c'è una emergenza legata all'occupazione abusiva. Più volte, anche recentemente, abbiamo provveduto a sostituire i tavelloni dei ponteggi e a richiudere le reti di protezione, che periodicamente vengono riaperte dai senza tetto per accedere ai locali adibiti a rifugio. Siccome la Soprintendenza è interessata allo stabile - ha continuato Viggiani - siamo intenzionati a vendere, ad una cifra ovviamente simbolica, la nostra proprietà». L'operazione ha già il via libera della Regione Campania: l'edificio, infatti, è stato inserito nella mappatura degli immobili non strategici nelle disponibilità di ospedali ed Asl, dunque non è sottoposto a nessun vincolo, fatta eccezione per quelli architettonici e storico-artistici. «Tra l'altro - ha anticipato il direttore generale - la Soprintendenza potrebbe accedere ai fondi del Ministero dei Beni culturali per riqualificare l'antico palazzo nobiliare, mentre il nostro budget, già esiguo, è strettamente vincolato all'assistenza sanitaria». Trovata la soluzione, resta l'incognita dei tempi, che presumibilmente non saranno brevi. «Capisco perfettamente l'esasperazione degli abitanti della zona - ha continuato il manager - Tra l'altro, neppure dieci giorni fa, mi è arrivata l'ennesima lettera di protesta. Purtroppo però, fin quando non saranno avviati i lavori di messa in sicurezza dell'edificio, i ponteggi non potranno essere rimossi, perchè questo significherebbe doverci assumere un rischio altissimo sapendo di non poter garantire l'incolumità di chi vive nei palazzi limitrofi». Nel frattempo, ieri mattina, i tecnici del settore Pubblica incolumità del Comune, hanno effettuato un nuovo sopralluogo, i cui risultati, domani, saranno inviati al responsabile della Protezione civile Augusto De Pascale. «Inutile emettere un nuovo decreto di chiusura, che già esiste, come esistono i sigilli della magistratura - ha commentato il consigliere comunale - Abbiamo sollecitato i vigili urbani affinchè provvedano a richiudere le reti di accesso. Ma per risolvere in via definitiva il problema, non c'è altra soluzione se non quella di avviare un intervento di ristrutturazione, subordinato alla volontà dell'Azienda ospedaliera ed all'autorizzazione della Procura».(b.c.)