TEMPI di crisi e tempi d'oro per l'arte moderna e contemporanea, se si parla di grandi eventi, delle aste internazionali, per scoprire vendite da capogiro, una serie di record soprattutto a New York e Londra, da Christie's e Sotheby's per intenderci. Inutile negarlo, il mercato dell'arte sta funzionando bene nei circuiti internazionali con i grandi nomi. Ma nel piccolo? A Genova cosa sta succedendo nel variegato mondo delle gallerie? Caterina Gualco, gallerista, parla di regole diverse: «Oggi il mercato dell'arte non lo fanno più i musei, i curatori, le fiere, i galleristi, ma i collezionisti. Questo significa mercato schizofrenico, molto veloce. Genova, invece, non è una città veloce, e lavoro molto più fuori. Con la mia galleria UnimediaModern faccio un lavoro più culturale che commerciale, in Fluxus, il mio periodo artistico da sempre, qualcosa succede sempre, come ha detto l'artista John Cage. Quest'anno festeggiamo i 45 anni di attività, non ho avuto dei boom, non vado dietro alle mode, non sento la crisi, promuovo quello che per me è arte. Come ad esempio la mia prossima mostra Les Grans Trans-Parents, su Marcel Duchamp e John Cage». Stessi toni anche da parte di Gianni Martini della Galleria Martini e Ronchetti: «A Genova il mercato non lo vedo più da tempo, non mi pare ci sia più interesse, forse per la crisi; il mercato dell'arte vive in parallelo al mondo della finanza, stesse procedure, stesse operazioni, non c'è più il collezionista appassionato, il primo valore è finanziario: l'arte viene valutata in base al prezzo, solo se costa molto. Da un po' di tempo mi dedico a consulenze scientifiche per istituzioni, soprattutto per l'estero, insomma mi sono spostato dall'acquisto e dalla vendita per occuparmi di informazione e documentazione. Non mi identifico in un mercato che segue le regole della moda, scelgo quello che mi interessa come la prossima mostra che farò sul genovese Eugenio Carmi». Ogni galleria ha la sua strategia per resistere ai faticosi venti contrari: «Noi abbiamo aperto Pinksummer a Genova nel 2000 spiega Antonella Berruti, fondatrice insieme a Francesca Pennone ma non ci basiamo sulla città, abbiamo artisti che si muovono in un panorama estraneo al localismo, anche se la maggior parte dei nostri collezionisti sono italiani. Facciamo progetti con gli artisti, abbiamo avuto la fortuna di intercettarne diversi che poi si sono affermati. In febbraio faremo una mostra del bulgaro Plamen Dejanof, uno step del suo progetto che ha coinvolto altre istituzioni museali europee». Insomma, una naturale estensione verso l'estero sembra necessaria, anzi indispensabile: «Ormai il nostro mercato è all'80 basato sull'estero spiega Chico Schoen della Galleria Guidi Schoen facciamo molta fotografia e abbiamo artisti italiani come Massimo Vitali, Giacomo Costa, Olivo Barbieri, richiesti all'estero, ma non solo; la prossima mostra sarà con uno scultore, il ligure Alex Pinna». Anche VisionQuest la galleria genovese che cura solo fotografia, non nasconde le difficoltà: «La fotografia in Italia e ancora di più a Genova non è considerata una vera forma d'arte, diverso è il discorso all'estero, anche se nel capoluogo ligure ci sono fotografi molto bravi spiega Clelia Belgrado la mia prossima mostra sarà con Carla Iacono che vive a Genova, con un lavoro sul velo nella cultura occidentale".
Le gallerie genovesi e il tunnel della crisi "La luce è all'estero"
In Italia, il mercato dell'arte sta funzionando bene, soprattutto a New York e Londra, con grandi nomi come Christie's e Sotheby's. Tuttavia, nel piccolo, come a Genova, il mercato è diverso. Gli artisti e le gallerie devono adattarsi a un mercato schizofrenico e veloce, dove i collezionisti sono sempre alla ricerca di nuove opere. A Genova, le gallerie hanno trovato strategie per resistere ai faticosi venti contrari, come ad esempio aprire mostre con artisti internazionali e promuovere progetti culturali.
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