Una realtà storica avulsa dalla città, un patrimonio da riscoprire e riconquistare: è il Castello di Pordenone, da fine Ottocento adibito a carcere e per questo elemento separato dal contesto urbano. E' in vista del trasferimento del penitenziario e dell'apertura del castello ai pordenonesi che è stato istituito il service del Rotary club di Pordenone, che l'altra sera ha relazionato sul progetto attraverso i contributi dello storico e ricercatore Antonio Petiziol e dell'archeologo Luca Villa. «Il Rotary da alcuni anni sta cercando di accendere i fari sul castello ha commentato Gianluigi Nicolosi, componente della commissione . Per i pordenonesi resta un carcere invece è importante che venga restituito alla città, prima di tutto come conoscenza». L'iter non è semplice: «Un service da maratoneti, che si corre nella lunga distanza» è stato il commento di Nicolosi. Anzitutto, per restituire il castello alla città deve andare avanti il trasferimento del carcere, poi è necessario farlo entrare nel patrimonio comunale e successivamente inserirlo in un circuito culturale e museale. Innumerevoli le idee su questo fronte: il castello potrebbe ospitare eventi di spicco quali pordenonelegge oppure le Giornate del cinema muto, solo per citarne un paio. Inoltre, impreziosirebbe piazza della Motta completando il suo aspetto storico con il convento, l'ex biblioteca, la casa di riposo e, poco più distante, il duomo con il campanile. Dagli studi condotti dallo storico Petiziol, è emerso come il castello sia stato per secoli simbolo della contrapposizione tra potere locale e il dominio dei conquistatori, che trovavano nel maniero la loro dimora: prima con la dominazione asburgica, poi con quella veneziana, le "lotte" di potere hanno avuto come palcoscenico proprio il castello. Da un punto di vista archeologico, Villa ha effettuato alcuni sondaggi sulla struttura. «Le potenzialità di ricerca sarebbero notevoli, ma per ovvi motivi non è tuttora possibile indagare adeguatamente ha affermato quello che abbiamo potuto fare è stato reso possibile dalla disponibilità del direttore Quagliotto». Poco, ma comunque di interesse: il Castello era già stato edificato nel Tredicesimo secolo e dal catasto napoleonico si evince che nell'Ottocento le mura non erano chiuse ma permettevano l'accesso attraverso una porta, poi chiusa a fine secolo quando è diventato carcere. Sono state cinque le fasi costruttive. «In attesa di poter aprire il castello al pubblico ha suggerito Villa sarebbe interessante organizzare una mostra sul tema». Laura Venerus