LA PRESIDENTE DELLA FONDAZIONE CULTURA DI CONFINDUSTRIA: CON I SOLDI INCASSATI SI POSSONO FARE UN SACCO DI COSE "Le imprese per prime sanno quanto sia giusto tutelare il patrimonio" "Per stabilire le tariffe ci vogliono persone competenti" PATRIZIA Asproni, fiorentina, è presidente della Fondazione industria e cultura di Confindustria, e di Torino Musei, la Fondazione che riunisce i musei civici del capoluogo piemontese e che nel 2014 ha visto aumentare i visitatori del 42. «Col ridursi risorse pubbliche», dice, «l'unica possibilità di reperire fondi per la cultura sta nel ricorso al privato». Non crede che la corsa al privato esponga il patrimonio pubblico a una sorta di privatizzazione, simbolica e di fatto? Chi, per esempio, può prendere in affitto Palazzo Vecchio, sede del Comune di Firenze, rappresenta un'élite di privilegiati, non la collettività. «Con quei soldi un Comune, o un museo, ci possono fare un sacco di cose, come mantenere lo stesso bene dato in affitto. È un vero fraintendimento pensare che pubblico e privato siano entità conflittuali. Le imprese per prime che quanto più un patrimonio culturale è tutelato e valorizzato, tanto più lo sono un territorio e il suo tessuto sociale e produttivo. Res publica èquesto,non qualcosa di genericamente collettivo ». A proposito di tariffe, c'è chi sostiene che quelle applicate da Palazzo Vecchio a Condé Nast siano troppo basse. «È ovvio che per stabilirle ci vogliono persone competenti, che di solito gli enti pubblici non hansanno no. Né è ammissibile che sia la politica a decidere di volta in volta a chi concedere gli spazi è quanto sia opportuno chiedergli». Chi dovrebbe farlo, allora? «Manager con competenze specifiche, da cercare sul mercato e da inserire in un help desk, una struttura stabile, che faccia capo all'ente pubblico ma a gestione autonoma, e con personale in grado di interfacciarsi con l'apparato burocratico, snellendo le procedure e facilitando il rapporto con i potenziali affittuari, o sponsor, privati. Non solo aspettando che arrivino, ma andandoli anche a cercare, con progetti mirati, politiche di fund raising, campagne di comunicazione». E il ruolo pubblico, dove stadelle rebbe? «Nel fissare gli obiettivi di fondo, e poi controllare in modo intelligente che vengano raggiunti. Ma più in generale, nel fare in modo che un bene culturale sia sentitodavverocome res pubbli-ca. E cioè come luogo aperto, non solo da visitare, ma da vivere. Dove ogni giorno accade qualcosa che coinvolge via via, prima ancora dei turisti, i cittadini, tutti quanti, bambini, giovani, anziani, famiglie, scuole, con orari e offerte differenziati, iniziative che coniughino qualità culturale, socializzazione, gioco, divulgazione di qualità. Solo così il privato miliardario non sarebbe che uno dei tanti...».
Asproni: "Porte aperte a tutti e un manager per trattare con i privati"
La presidente della Fondazione industria e cultura di Confindustria, Patrizia Asproni, sostiene che per stabilire tariffe per l'affitto di beni culturali come Palazzo Vecchio, è necessario avere persone competenti. Non crede che la corsa al privato esponga il patrimonio pubblico a una sorta di privatizzazione. Secondo lei, le imprese per prime che tutelano e valorizzano un patrimonio culturale, tanto più lo sono un territorio e il suo tessuto sociale e produttivo. Asproni propone di creare un help desk con manager con competenze specifiche per gestire l'affitto di beni culturali.
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