Ieri altri due cedimenti a Pompei. Stavolta giù due stucchi non affrescati nella Casa del Centenario. Ma intanto spuntano particolari sul crollo che mercoledì ha interessato la Casa di Severus. L'area era stata oggetto, a giugno 2014 di un cantiere di studio sul rischio idrogeologico. Progetto costato quasi novantamila euro (nell'immagine il cartello legale dell'appalto ) e che fa parte del Grande progetto. Inoltre nelle foto della zona prima del crollo già si vedono crepe nel muro di contenimento. NAPOLI Piove e Pompei crolla. Un film già visto ma che si pensava potesse essere archiviato nelle cineteche dopo lo stanziamento dei 105 milioni per il Grande progetto. E in effetti gli interventi, in parte, ci sono stati ma i risultati sono quelli che vediamo. Così ieri, ad appena due giorni dal crollo della Casa di Severus, la Soprintendenza ha annunciato altri due cedimenti, stavolta nella Domus del Centenario. «Si sono verificati - è scritto nella nota - due distacchi di porzioni di intonaco nella Casa del Centenario di Pompei (R. IX, ins. 8, n. 6). Il primo riguarda una porzione di circa 20 per 20 cm di intonaco che originariamente era di colore rosso, ora quasi del tutto svanito, all'ingresso della domus, mentre il secondo distacco riguarda due piccole porzioni di 10 per 10 cm di intonaco grezzo in cocciopesto in un corridoio di servizio. I frammenti di intonaco sono stati recuperati in attesa del loro restauro». Poi nella nota si spiega che «La Casa del Centenario è chiusa al pubblico ed è inserita nel progetto di messa in sicurezza della Regio IX del Grande Progetto Pompei, la cui gara è in fase di aggiudicazione». Invece per il crollo scoperto mercoledì scorso, il muro roccioso della Regio VIII, la Soprintendenza spiegava, molto genericamente, che l'area faceva parte dei lavori del grande progetto Pompei. Proviamo ad essere più precisi: l'area era stata sottoposta a «indagini geognostiche e studi per la mitigazione del rischio idrogeologico». E sul cartello «legale» dell'apertura del cantiere campeggia proprio una foto dove si vedono i contrafforti su cui sorge la domus di Severus. Ironia della sorte o qualcosa di più? I lavori sono iniziati nel giugno 2014 e sono costati quasi novantamila euro. E' il caso di rispolverare il detto napoletano «mentre il medico studia il malato muore». Possibile che chi ha «studiato» la zona per quella modica cifra non avesse notato cedimenti nel terreno e non avesse proposto interventi urgenti? Se si guarda la foto che pubblichiamo in basso a sinistra e che ritrae l'area al momento dello «studio» da novantamila euro, si possono notare a occhio nudo dei cedimenti nei contrafforti delimitati dal cerchio rosso. E guarda caso è la stessa zona che è crollata. Mentre si studiava, forse era troppo chiedere delle puntellature magari in legno? Sicuramente sarebbero costate una parte infinitesimale dei 105 milioni. E anche molto meno dei novantamila euro spesi per gli studiosi. Una realtà, questa, nota a tutti quelli che conoscono bene i fatti di Pompei. Subito dopo il cedimento Antonio Irlando, presidente dell'Osservatorio Patrimonio culturale, aveva twittato: «Oggi a Pompei un ampio crollo annunciato di un muro in bilico!...nonostante le recenti "indagini e studi" dai 105 ml del GrandeProgetto!». Perché? «Perché - spiega - quella zona è stata oggetto di analisi idrogeologiche per prevenire i crolli. Ma bastava alzare gli occhi e notare le crepe visibili a occhio nudo nella parete. L'intervento di un muratore con qualche buon puntello avrebbe almeno evitato il crollo in attesa del restauro». E la Casa di Severus (regio VIII, insula 2, civico 30) che sorge lungo il costone roccioso meridionale, come scritto dalla Soprintendenza, «è già parte del programma di messa in sicurezza della Regio VIII previsto dal Grande Progetto Pompei». Per quanto riguarda invece la Casa del Centenario poteva andare molto peggio. La Domus che al momento è chiusa al pubblico deve il suo nome al fatto di essere stata scoperta nel 1879, anno in cui si celebrava appunto il centesimo anno di scavo a Pompei da parte delle autorità borboniche. La casa risale al II secolo a. C. e sarebbe stata più volte restaurata e affrescata fino all'eruzione del 79 d. C. Gli ambienti interni sono raccolti in tre nuclei principali. Ognuno ricco di affreschi e di intonaci decorati. Le parti crollate ieri, secondo il comunicato della Soprintendenza, non hanno un eccezionale valore artistico. La fortuna del caso.