Un angolo dimenticato riapre con le sculture IDUE grandi marmi de «I lottatori» e «L'amore» dello scultore Antonio Manzi sono collocati nell'area della Meridiana del Giardino di Boboli. I bronzi e le altre sculture, comprese le ceramiche e graffiti dell'artista autodidatta di origine campana residente aFirenze, sono invece raccolti nel Giardino degli Ananassi e nei due tepidari di Boboli. Dopo Mitorai, Yasuda, Bartolini, Golba e Chia, un altro artista contemporaneo espone nel parco i suoi lavori, sfidando il confronto con le opere storielle che lo arredano. Un confronto difficile, se si guardar area leggerezza del «Pegaso» il cavallo alato sulla collina della Meridiana, a cui piedi è stato collocato il blocco de«I lottatori». Ma tant'è, sarà il pubblico a giudicare. E soprattutto, a visitare il Giardino della Botanica, finalmente riaperto ai visitatori, luogo in cui in un glorioso passato venivano contate circa f f mila specie di piante eso tiche, tra cui numerose ninfee nell'aquarium e nella vasca. La mostra è un'occasione per visitare questa parte poco conosciuta di Boboli diventata discarica di materiali edili dopo l'alluvione del '66 e restaurata nel '96. Peccato per le serre, ancora malridotte e bisognose di un radicale ripristino, che tuttavia ospitano i marmi bianchi più piccoli di Manzi, con suggestivi giochi di luce, mentre le ceramiche decorate sono collocate nel tepidario più grande, e le altre sculture, tra cui «Laballerina» in bronzo e un gatto in granito blu del Brasile, sono tra il verde delle aiuole. «Antonio Manzi a corte» è organizzata da Petra e inaugurata ieri dalla direttrice di Boboli Litta Medri, resterà aperta fino al f 8 settembre. La visita è compresa nel biglietto di ingresso al parco.