Incontro lunedì per approfondire la legge regionale Limitando il consumo di suolo per legge, Regione Lombardia ha introdotto un elemento di novità che mette sì in discussione decenni di politica urbanistica, ma non chiarisce quale direzione prenderanno le città, i quartieri e le periferie. Come sostiene Luciano Lussignoli, che fa parte del direttivo dell'Istituto nazionale di urbanistica, «la legge è uno strumento, ma non è certo risolutiva. Molto sostiene dipende dalle amministrazioni pubbliche». Ed è anche per questo che l'ordine degli Architetti della provincia di Brescia ha organizzato un convegno sulla legge regionale 31 che limita il consumo di suolo. Il seminario di lunedì 9 febbraio, che avrà inizio alle 9.30 al Centro pastorale Paolo VI di via Calini, si aprirà con l'intervento dell'assessore regionale al Territorio, Viviana Beccalossi. L'appuntamento sarà l'occasione «per aprire un dialogo con gli enti pubblici», sottolinea Stefania Buila, responsabile Commissione urbanistica dell'ordine di Brescia. Lo stesso Umberto Baratto, presidente provinciale degli Architetti, riconosce che «serve una regia. Il singolo comune non può pianificare tutto da sé». Il rischio, infatti, è che si riqualifichino zone degradate o abbandonate, ma senza «sviluppare il capitale sociale ed economico» che è invece determinante. Si prenda, ad esempio, l'area degli ex magazzini generali. L'idea di recuperare l'area trasferendovi lì la Coop è stata quasi una «scelta obbligata», sostiene Baratto. Eppure, da architetto, il presidente dell'ordine riconosce che qualsiasi «contenitore commerciale è sempre un po' terzo rispetto alla città» e, come tale, «fatica a dialogare con il resto» del nucleo urbano. Certo, per dirla con Renzo Piano il «rammendo delle periferie» è opera utile e ammirevole, ma non basta mettere il cappotto esterno alle case per parlare di «rigenerazione urbana». Un concetto, quest'ultimo, molto «abusato», sostiene Lussignoli. Il quale spera che la nuova legge possa dar vita a «progetti di caratura europea». Per far rinascere le città «non bastano le piste ciclabili dice , serve una nuova cultura professionale».