GROSSETO Sulla collezione Luzzetti si è scatenato ieri un braccio di ferro, il più importante mai combattuto e che potrebbe portare a uno strappo definitivo. Il sindaco di Grosseto vuole che l'antiquario formalizzi la donazione dei capolavori, finora promessi post mortem alla città con un "legato testamentario". E pur con toni garbati detta i tempi. «Aspetto una risposta entro il 31 di marzo», dice mentre illustra la ristrutturazione dell'ex convento delle Clarisse destinato a ospitare la pinacoteca. «Noi siamo pronti, ora aspettiamo lui». Ma da Firenze "lui" (Luzzetti) va su tutte le furie. «Sono impazziti? Non voglio ricatti», tuona infastidito. «Sono pronto a restituire le chiavi delle Clarisse». Un tira-e-molla ventennale. La volontà di regalare parte del suo immenso patrimonio artistico a Grosseto risale al 1993 e ha attraversato più amministrazioni. Luzzetti, 83 anni, originario di Giuncarico, abita a Firenze in uno splendido palazzo-museo medievale affacciato sull'Arno. E da oltre 20 anni ha espresso la volontà di lasciare parte dei suoi capolavori ai grossetani. Via via, da un primo nucleo di circa 40 opere è passato a 80, poi a 100 e più: Botticelli, Pinturicchio, Della Robbia, Bellini. Non solo quadri ma anche sculture, mobili antichi o libri. Un patrimonio enorme il cui valore è testimoniato dal corteggiamento dei più importanti musei mondiali: tempo fa anche il Louvre si interessò a 45 opere del manierismo fiorentino, senza arrivare neppure a formalizzare una proposta perché l'antiquario le aveva già promesse a Grosseto. Per il suo lascito ai grossetani (di fatto un "legato" appunto) ha dettato col tempo una serie di paletti: l'allestimento di una pinacoteca ad hoc, mostre annuali e - nodo centrale - precise certezze sulla gestione futura del museo. Dopo anni di tira e molla, botta e risposta o minacciosi intendimenti di regalare tutto altrove, ieri è stata una giornata cruciale e per la prima volta è stato il Comune a dettare le regole. Finiti da una settimana i lavori di ristrutturazione dell'ex Convento sede della futura pinacoteca («il palazzo Luzzetti come lo chiama Bonifazi»), il sindaco è pronto ad accogliere le opere, ma stavolta a mettere i paletti è lui. Una risposta entro fine marzo. Affiancato dall'assessore alla cultura Giovanna Stellini, il sindaco illustra la ristrutturazione: 150mila euro di lavori, impianto elettrico, d'emergenza e allarme, climatizzazione e tinteggiatura delle pareti. Ora la pinacoteca è pronta per ospitare le opere di Luzzetti. «Sicuramente lui desiderava una ristrutturazione più radicale (sua la proposta d'un progetto da 800mila euro, ndr) ma questo - dice il sindaco - è ciò che noi potevamo fare nelle condizioni date dai vincoli finanziari e dalla consegna di locali storici per oltre 1000 mq e che valgono circa 3 milioni di euro, sulla base di una promessa "post mortem" modificabile in qualunque momento e senz'alcuna garanzia per il Comune». Qui sta il punto. Luzzetti prospetta il legato, il sindaco vuole la donazione («dopo 23 anni è giunto il momento...»). E con toni garbati detta i tempi. Rifugge dal termine ultimatum eppure la sostanza è quella. «Gli chiedo - dice con tono fermo - una risposta entro il 31 di marzo, per trasparenza gli ho anche scritto una lettera aperta», dice Bonifazi specificando che - se la risposta dovesse essere negativa - il Comune andrebbe comunque avanti per la sua strada, certo più povero e con meno ambizioni e risorse che se ci fosse lui, «per dare comunque a Grosseto un nuovo impulso culturale. Nessuno gli porterà il broncio e lo ringrazierò sempre per l'impegno, la generosità e le due opere già donate. Ora però è l'ora di mettere un punto fermo». Gli fa eco la Stellini che ribadisce come lo strumento del legato «non sia idoneo e compatibile con le esigenze di una pubblica amministrazione. Poteva esserlo 23 anni fa - dice - non ora. Non perché pensiamo che la volontà di Luzzetti sia diversa ma perché giuridicamente non si può fare». Il sindaco ha davanti a sé i cataloghi delle mostre su cui il Comune ha speso 650mila euro e ripercorre l'iter in cui rivendica il proprio impegno. «Il rapporto con l'antiquario iniziò con le precedenti amministrazioni, a partire dal 1993 quando l'antiquario manifestò per la prima volta pubblicamente l'intenzione di destinare a Grosseto parte della sua collezione, confermandolo anche in occasione di una mostra al Cassero nel '96. Nel '99 fu fatta una mostra al museo archeologico con le sue opere più importanti ma poi i rapporti si interruppero. Sono diventato sindaco nel 2006 e da quell'anno ho riaperto il confronto che si è manifestato attraverso le mostre». Nel 2010 è stato liberato l'edificio delle Clarisse; risale al 2011 la consegna simbolica delle chiavi della futura pinacoteca a Luzzetti. Sono stati donati due quadri, un Santi di Tito e il Cigoli che Grosseto ha accolto con gratitudine. Ora, secondo il Comune «abbiamo fatto uno sforzo considerevole nonostante le evidenti difficoltà economiche. La struttura è oggi fruibile, bella e sicura. Ci auguriamo davvero che si concretizzi il nostro rapporto».