Il Pd e il consulente della commissione parlamentare per le ecomafie, Paolo Rabitti, hanno fornito chiarimenti su Lagocastello al centro dell'inchiesta dell'antimafia di Brescia: "I magistrati non hanno tutti i documenti. Siamo pronti a fornirli". Secondo quanto esposto, in Comune, a quell'epoca, qualcuno fornì "notizie non veritiere sul piano di lottizzazione di Strada Cipata" MANTOVA. Per Paolo Rabitti, consulente della commissione parlamentare per le ecomafie, «ci sono documenti, sulla lottizzazione Lagocastello, che forse non sono a disposizione della magistratura e che io sono pronto a fornire». Lo dice nella federazione del Pd durante la conferenza stampa con cui il candidato sindaco di Pd e Sel, Mattia Palazzi, ribadisce di aver votato sì a favore del piano il 10 febbraio 2005, ma senza essere stato messo in condizione, così come gli altri consiglieri, di sapere effettivamente che cosa stessero votando. «Poi - ha aggiunto Palazzi - quando con la giunta Brioni, di cui facevo parte, ho scoperto che non c'erano tutte le autorizzazioni, ho lavorato con l'allora sindaco per annullare il piano». Ed è proprio da quelle autorizzazioni che Rabitti, invitato dal Pd cittadino per ricostruire la vicenda amministrativa, parte per mettere la giunta Burchiellaro di fronte alle sue responsabilità e «assolvere» quella guidata dalla Brioni. Innanzittutto, dice che ad allertare il ministero per i beni ambientali che a Mantova si stava pianificando uno scempio in riva ai laghi è stato un cittadino. Il ministero, a quel punto, ha chiesto delucidazioni al Comune. Il dirigente dei lavori pubblici Piccinelli, «nominato dal sindaco Burchiellaro», dichiarava «una cosa non vera», sottolinea Rabitti, e cioè che il piano «aveva un'estensione fondiaria inferiore ai parametri fissati per l'attivazione della procedura di valutazione di impatto ambientale. Un'escamotage - dice Rabitti - per evitare di comunicare al ministero che la lottizzazione aveva una superficie ben superiore a quanto stabilito dalla normativa e che quindi il progetto andava sottoposto a Via». E infatti, sia il tar che il Consiglio di stato daranno poi ragione al Pirellone che impose la Via. Il ministero risponde dicendo che gli elementi forniti dal Comune non sono esaustivi. «Visto che si è mosso il ministero - osserva Rabitti - è urgente dare il via alle opere e, quindi, si usa un'escamotage anche per evitare di richiedere alla sovrintendenza l'autorizzazione paesistica per la lottizzazione». Qui Rabitti tira in ballo l'attuale dirigente Alberto Rosignoli: «Firma l'autorizzazione ma non la dà per il comparto, ma per le opere di urbanizzazione. Poi provvederà ad autorizzare singolarmente i gruppi di abitazioni».