«Non siamo contrari all'opera», ma «non diremo di sì a scatola chiusa». Filippo Nogarin, sindaco di Livorno, lo ha ripetuto due giorni fa a Pisa durante un'iniziativa del Movimento 5 Stelle: al centro del dibattito che sta coinvolgendo anche la città della Torre pendente c'è soprattutto la piattaforma Europa, colonna portante del nuovo Piano regolatore del porto di Livorno. In pratica il mega progetto che prevede l'ampliamento dello scalo a mare, accanto alla foce dello Scolmatore. Ciò che viene chiesto dai grillini pisani e da quelli livornesi è di approfondire le ricadute ambientali e gli effetti sul litorale pisano. Esistono già studi in questo senso? Mentre l'Authority e gli enti coinvolti disegnavano il porto di domani, hanno preso in considerazione le ricadute ambientali e sulla costa pisana? Con quali esiti? Claudia Casini è l'assegnista di ricerca dell'Università di Pisa che pochi giorni fa è stata chiamata a rispondere in commissione alle domande dei consiglieri delle forze politiche: la ricercatrice ha seguito la Vas, ovvero la Valutazione ambientale strategica del Prp. «Come previsto dalla normativa chiarisce la ricercatrice ci sono due Vas: quella del Prg del porto, che spetta all'Authority e alla Regione, e quella relativa alla variante anticipatrice al piano strutturale, che dipende tutta dal Comune». Veniamo al capitolo che riguarda Pisa. «A livello paesaggistico riferisce la ricercatrice è stato fatto uno studio dai ricercatori dell'Università di Firenze. Uno studio che ha preso in esame le strutture fisse del porto, i piazzali. È ovvio che poi ci sono anche le strutture mobili: container, navi, gru. La visibilità di questi elementi è stata valutata da due punti diversi della spiaggia del Calambrone». Risultato: «È emerso che prima ancora del porto di Livorno, l'opera più evidente dal litorale pisano sarà la foce armata dello Scolmatore». Progetto in capo alla Provincia di Pisa. Poi gli studi sull'erosione del litorale, rispetto ai quali anche i tecnici del Comune di Pisa hanno chiesto garanzie e spiegazioni. Anche questo è uno degli aspetti presi in esame da Modimar, la capofila nella progettazione del Prp. «Perché quando si costruisce un'opera marittima sottolinea la ricercatrice si rischia di alterare il trasporto solido che c'è lungo la costa. Succede spesso che ci siano degli effetti indesiderati, tanto che poi si fanno altre opere foranee a protezione, come a Marina di Pisa». Ma gli studi fatti sarebbero «rassicuranti rispetto all'erosione costiera» perché «la presenza delle secche della Meloria fa da paravento, da barriera naturale, impedendo che ci siano grosse modifiche nella dinamica costiera, al di là di singole mareggiate».