Una petizione online contro il cemento. Una raccolta di firme per dire no ai due progetti per la grande distribuzione previsti nel Comune di San Miniato, la cui sorte è legata all'approvazione ormai imminente del nuovo regolamento urbanistico. Promotori della protesta i due consiglieri comunali Laura Cavallini di "Immagina San Miniato" e l'ormai ex Cinque Stelle Alessandro Niccoli. Sotto accusa, innanzitutto, la previsione, ereditata dal vecchio regolamento urbanistico, della nuova area commerciale da 20mila metri quadri all'uscita Fi-Pi-Li di San Miniato Basso, dove Unicoop Firenze è intenzionata a trasferire il proprio punto vendita in un edificio che sarà grande almeno il doppio (circa 5mila metri quadri) rispetto a quello attuale. Il tutto corredato da altri 15mila metri quadrati destinati a negozi di piccola e media distribuzione, un albergo ed edifici direzionali per uffici e servizi. Il secondo fronte della protesta, invece, è relativo a San Donato, dove una nota catena di discount sarebbe pronta a costruire un mega magazzino direzionale da 80mila metri quadri a ridosso dell'uscita Fi-Pi-Li di Santa Croce, nello spazio compreso tra la ferrovia e la Bretella del Cuoio. Il tutto a poche decine di metri dagli scheletri mai utilizzati del cosiddetto interporto. Entrambe le previsioni, a detta dei due consiglieri, rischiano di creare problemi a livello paesaggistico e idrogeologico, oltre a causare un ulteriore impoverimento del commercio locale. «Aspetti - dicono - che non a caso sono stati sollevati anche nelle osservazioni al regolamento urbanistico avanzate da Regione, Provincia, associazioni dei commercianti e singoli cittadini». Da qui l'idea della raccolta di firme online, pubblicata da pochi giorni sulla piattaforma "change.org", e indirizzata al sindaco Vittorio Gabbanini e all'assessore Manola Guazzini per chiedere di cancellare le due previsioni. «Il progetto dell'enorme centro commerciale Coop a San Miniato Basso - si legge nel testo della petizione - suscita gravi preoccupazioni per l'economia locale che rischia di morire. Uno scempio urbanistico in nome di presunti facili guadagni, a discapito di una popolazione che vede negate, invece, le richieste in materia di viabilità, verde pubblico, spazi pedonali e rilancio del commercio». Allo stesso modo, si fa notare come il maxi capannone di San Donato «chiuderà agli abitanti del paese la vista su Cigoli e sulle colline, nonostante la disponibilità - si legge - di capannoni dismessi all'interporto. Senza dimenticare che il sito in questione si trova all'interno dell'area della golena d'Arno». Sulle due previsioni, insomma, si annuncia battaglia. Giacomo Pelfer