Darsena Europa, fondali, litorale pisano: parlano i tecnici che hanno dato il via libera al Piano regolatore portuale LIVORNO. «Non siamo contrari all'opera», ma «non diremo di sì a scatola chiusa». Filippo Nogarin lo ha ripetuto dai lungarni, a un'iniziativa del Movimento 5 Stelle di Pisa: al centro del dibattito che sta coinvolgendo anche la città della Torre pendente c'è soprattutto la piattaforma Europa, colonna portante del nuovo Piano regolatore del porto. In pratica il mega progetto che prevede l'ampliamento dello scalo a mare, accanto alla foce dello Scolmatore. Il punto non sembra essere piattaforma sì-piattaforma no, ma piattaforma come: dagli studi sui traffici futuri ai soldi necessari per la prima parte dell'opera. Ma oggi ciò che viene chiesto dai grillini pisani e da quelli livornesi è semmai di approfondire le ricadute ambientali e gli effetti sul litorale pisano. Esistono già studi in questo senso? L'Authority e gli enti coinvolti, mentre disegnavano il porto di domani, hanno preso in considerazione le ricadute ambientali e sulla costa pisana? Con quali esiti? Claudia Casini è l'assegnista di ricerca dell'Università di Pisa che pochi giorni fa è stata chiamata a rispondere in commissione alle domande dei consiglieri delle forze politiche: la ricercatrice, infatti, con il Polo dei sistemi logistici di Villa Letizia e per conto dell'Autorità portuale, ha seguito la Vas, ovvero la Valutazione ambientale strategica del Prp. Ambiente e porto: i due studi. «Come previsto dalla normativa chiarisce subito ci sono due Vas: quella del Prg del porto, che spetta all'Authority e alla Regione, e quella relativa alla variante anticipatrice al piano strutturale, che dipende tutta dal Comune». Quest'ultima è stata adottata dal precedente consiglio comunale e fino a quando non sarà approvata, il Prp non potrà essere varato. Quanto ai due rapporti ambientali, la ricercatrice spiega che sono andati di pari passo, visto che la legge 8494 dice che il Prp deve essere conforme agli strumenti urbanistici comunali. Insomma: guardando sia alle banchine che alle aree "cerniera" tra porto e città, come Porta a Mare, la mano destra non può non sapere cosa fa la mano sinistra. Tre anni di lavoro. Quanto alla Vas del Prp, «il primo atto ufficiale risale al giugno del 2012, con il rapporto ambientale preliminare». «La Vas premette la ricercatrice non è la certificazione verde del piano. Insomma, non nasce per dire che il piano non ha impatti. Al contrario, ne analizza gli effetti proprio mentre viene progettato, in modo da correggerlo in corsa, guardando alla salvaguardia dell'ambiente. Come? Tutte le azioni e le opere previste vengono passate al setaccio, con i loro effetti». Ma attenzione: «Compatibilità ambientale non è sinonimo di assenza di impatto...». Quali aspetti sono quindi stati passati al setaccio? Nelle 540 pagine della Vas «sono stati fatti approfondimenti su paesaggio e beni culturali, acqua e ambiente marino costiero, qualità dell'aria, clima acustico, energia, biodiversità marina e terrestre, suolo e sottosuolo, rifiuti e siti contaminati, elementi di rischio (in particolare il rischio incidenti), più un'analisi socio-economica». Darsena Europa: l'impatto. Come già fatto in commissione, Casini parte dagli effetti che nel corso del dibattito politico «sono sembrati più gravi» ma che «gli studi hanno dimostrato non esserlo così tanto». Prima di tutto le dimensioni della Darsena Europa: sul sito dell'Authority, nella descrizione datata dicembre 2013, si parla dell'estensione a nord del porto con «un terminal dedicato ai container (due banchine laterali di 1200 metri lineari, una banchina frontale di 600 metri, 72 ettari di piazzali e fondali a -16) e un altro dedicato ai rotabili (una banchinadi 1200 metri, piazzale da 56 ettari e ormeggi per navi da 240 metri)». «Avere piazzali così grandi riprende la ricercatrice consente di riutilizzare tutto il materiale dragato». Materiale che «altrimenti deve essere smaltito, e come si sa le leggi in materia sono complesse, con costi che aumentano». I fondali. Altro aspetto preso in considerazione è quello dei fondali. «Il Cibm (Centro interuniversitario di biologia marina) ha collaborato alla Vas e ha certificato che non esistono ambienti di rilevante valore naturalistico che sarebbero danneggiati, perché i fondali dove si andrà ad operare sono già antropizzati». «Comunque sottolinea sono previste indagini più specifiche, anche subacquee, prima della progettazione e della costruzione». «Perché chiosa ciò che si perde spesso di vista è che non siamo ancora in fase progettuale, siamo in fase pianificatoria». Criticità: dall'aria all'energia. Criticità «più evidenti» emerse nel corso di questa fase pianificatoria, sempre guardando all'ambiente (con una serie di studi di Sintesis) sarebbero invece quelle «legate alle navi che utilizzeranno la Darsena Europa, che una volta a banchina avranno emissioni in aria e fabbisogni energetici notevoli». Anche il Nurv, Nucleo unificato regionale di valutazione, ha chiesto di tenere sotto controllo questi due aspetti. Il litorale pisano. Ma ecco il capitolo Pisa. «A livello paesaggistico riferisce la ricercatrice è stato fatto uno studio dai ricercatori dell'Università di Firenze. Uno studio che ha preso in esame le strutture fisse del porto, i piazzali. È ovvio che poi ci sono anche le strutture mobili: container, navi, gru. La visibilità di questi elementi è stata valutata da due punti diversi della spiaggia del Calambrone». Risultato: «È emerso che prima ancora del porto di Livorno, l'opera più evidente dal litorale pisano sarà la foce armata dello Scolmatore». Progetto in capo alla Provincia di Pisa. Poi gli studi sull'erosione del litorale, rispetto ai quali anche i tecnici del Comune di Pisa hanno chiesto garanzie e spiegazioni. Anche questo è uno degli aspetti presi in esame da Modimar, la capofila nella progettazione del Prp. «Perché quando si costruisce un'opera marittima sottolinea la ricercatrice si rischia di alterare il trasporto solido che c'è lungo la costa. Succede spesso che ci siano degli effetti indesiderati, tanto che poi si fanno altre opere foranee a protezione, come a Marina di Pisa». Ma gli studi fatti sarebbero «rassicuranti rispetto all'erosione costiera» perché «la presenza delle secche della Memoria fa da paravento, da barriera naturale, impedendo che ci siano grosse modifiche nella dinamica costiera, al di là di singole mareggiate». Come sottolineato ieri dal numero due dell'Authority, Massimo Provinciali, in una lettera ai consiglieri grillini, sulla Vas è arrivato il parere positivo del Nurv, che ha comunque dato indicazioni su tutti gli aspetti approfonditi. «Nel percorso conclude la ricercatrice sono stati invitati a partecipare 25 soggetti: dai ministeri al parco di Migliarino, da Comune e Provincia di Livorno a Comune e Provincia di Pisa. Va da sé che nel caso in cui si decidesse di rivedere in modo sostanziale il Prp, servirebbe una nuova Vas. Se il Prp sarà approvato i singoli progetti che ne fanno parte saranno poi sottoposti a Via, Valutazione di impatto ambientale».