NUORO Giornata conclusiva per la prima annualità del master in Politiche di sviluppo locale. Nell'aula magna del Consorzio degli studi universitari della Sardegna centrale, i 14 allievi hanno discusso le tesi finali. Relazioni dove sono state approfondite diverse tematiche territoriali, con idee e proposte per la crescita sociale e l'aumento della produttività economica. Il corso è stato portato dal dipartimento di Scienze sociali e delle Istituzioni dell'università di Cagliari. Un piano di alta formazione unico in Sardegna che, proprio per questo, ha portato in città allievi da tutta l'isola. Ad ascoltare ed esaminare i lavori di ricerca c'era il professor Gianfranco Bottazzi, docente di Sociologia economica dell'università di Cagliari e direttore del master. Con il collega cagliaritano Andrea Deffenu. Quattordici le tesi sulle quali i corsisti (laureati per lo più in Giurisprudenza e Scienze politiche) hanno prospettato altrettante possibilità di sviluppo, spesso per le aree di origine o di lavoro, visto che alcuni tra loro operano già in enti pubblici e aziende private. Maria Paola Loi, 30 anni, di Ussassai, ha messo a fuoco il territorio dell'Ogliastra e chiuso il progetto con un ventaglio di soluzioni di crescita economica. I punti fondamentali nelle sue parole: «L'ambito è quello del turismo eno-gastronomico e montano. La via è di spostare il turista dalle coste all'interno e valorizzare sia le peculiarità ambientali, sia quelle della tradizione». Tra le offerte della proposta: il patrimonio artistico, dal museo dedicato a Maria Lai a Ulassai, il patrimonio abitativo e l'oasi faunistica del Montarvu, che anni fa venne ripopolata con cervi e mufloni. Maria Paola, neo-mamma, ma ancora senza un impiego, vuole spendere studi e titoli, consapevole che comunque vanno sconfitte quelle che lei chiama le «minacce». Le enumera e spiega: «Il primo problema è il calo demografico. Poi la scarsa innovazione e la poca propensione alla crescita». L'inclusione sociale è invece stato il filo conduttore della tesi di Giuseppina Moro, originaria di Ollolai, attualmente impiegata come assistente sociale nell'Asl di Olbia. Una tesi che ha avuto come oggetto Arzachena: «Comune apparentemente senza problemi, anzi con un reddito pro-capite (12mila euro, ndc) tra i più alti d'Italia per via del turismo e ciononostante con fasce della popolazione escluse sia dal benessere, sia dalle attività sociali». La risposta della dottoressa Moro: «Dare un senso anche economico a una parte del patrimonio naturalistico e monumentale, a iniziare da quello archeologico che non è valorizzato, ma anche una maggior spinta all'agricoltura. Ricchezze da inserire in alcuni progetti, che sia per la natura della mia professione, sia soprattutto per i bisogni a cui è rivolta la mia proposta, ho pensato idonei all'inclusione di alcune persone in difficoltà economica e umana». Con gli stessi presupposti e analoghi obiettivi le idee dei colleghi di San Teodoro, Sorgono, Portoscuso, Serdiana, Ottana, Teti, Onifai, oltre a qualche nuorese del capoluogo. Corsisti ai quali stanno per succedere gli allievi della seconda annualità del master. Le iscrizioni scadono oggi 5 febbraio. Una ventina i posti a disposizione. Tanta la soddisfazione del commissario del consorzio, Caterina Loi, che guida un'attività, dice, «sempre condizionata dai ritardi e dall'incertezza dei fondi della Regione, e delle volte anche dalla scarsa comprensione dell'istituzione presente in alcuni strati della dirigenza locale, a iniziare da quella politica». Il master che ieri ha chiuso il suo primo ciclo si propone come un nuovo sforzo per cercare di dare una mano al rafforzamento del territorio. Il professor Bottazzi non ha dubbi sulla scelta: «Siamo convinti che partire dalle risorse locali apra una prospettiva importante per uscire dalla situazione di difficoltà economica contingente e da quella che è la strozzatura dell'economia sarda. Il corso cerca di mettere a fuoco queste strade e dà gli strumenti per percorrerle»