È in dirittura d'arrivo l'accordo tra il Comune e le Assicurazioni Generali per la rinuncia da parte dell'amministrazione all'uso pubblico delle Procuratie Vecchie, di proprietà della compagnia assicuratrice ma in questi anni sedi degli uffici giudiziari. Un accordo che doveva chiudersi entro la fine del 2014, per valere ai fini del Patto di Stabilità, con il relativo indennizzo a favore del Comune, ma che, visto lo sforamento del Patto, si sta chiudendo con calma in questi giorni. Il commissario straordinario al Comune Vittorio Zappalorto rinuncerà così al contenzioso che era in atto proprio sull'uso pubblico delle Procuratie, che la compagnia assicuratrice invece contestava. Il Comune manterrà solo circa 800 metri quadri a uso pubblico su una superficie totale di circa 13 mila metri quadrati. In cambio la compagnia verserà alcuni milioni di euro per la valorizzazione nel frattempo avvenuta dell'area immobiliare delle Procuratie. Un ottimo affare, evidentemente, per le Generali, che non avranno più l'opposizione del Comune sull'uso dei prestigiosi spazi. Ma l'accordo dovrebbe prevedere che gli spazi "liberati" per le Generali non vengano però utilizzati dalla Compagnia a fini speculativi, ma per scopi culturali o accademici, come spazi di rappresentanza. In passato infatti le Generali avevano anche elaborato un progetto per la realizzazione di appartamenti di lusso, subito fermato. Il Comune di Venezia ritiene di dover ottenere, attraverso l'accordo, un beneficio pubblico consistente nella disponibilità, a titolo gratuito per 30 anni, degli spazi attualmente destinati ad occupare il Consiglio d'Europa, la Fondazione Ermitage Italia e la rappresentanza di altri importanti organismi internazionali quali l'Organizzazione mondiale della Sanità, nonché un consistente contributo economico da destinare al finanziamento di attività culturali e sociali. Da parte di Generali si assicura che anche la fine dell'uso pubblico sulle Procuratie Nuove non darà luogo a operazioni speculative o stravolgenti da parte della compagnia, ma sarà in linea con la straordinaria importanza di quegli spazi simbolici, che sono comunque sottoposti al vincolo del ministero dei Beni culturali. Il contenzioso con il Comune era nato perché la Compagnia rivendicava il diritto di utilizzare gli spazi di sua proprietà, senza la limitazione del vincolo d'uso pubblico. (e.t.)