"Nomine da terra di mezzo" sulla città metropolitana Sel litiga anche con Decaro TRA Sel e Decaro volano gli stracci. L'occasione è la nomina dei tre rappresentanti della Città metropolitana ma sotto covano vecchi e nuovi rancori legati alla giunta comunale e alle elezioni regionali. È Sel a dare fuoco alle micce: "Il centrodestra resti fuori, la coalizione non va stravolta". La replica di Antonio Decaro nel doppio ruolo di sindaco e presidente della Città metropolitana non si fa attendere: "Servirà la collaborazione di tutti. I partiti se ne faranno una ragione". Decaro, per ora, mantiene i patti e cala il tris di nomine scegliendo tra i consiglieri metropolitani senza oltrepassare il recinto della sua maggioranza. Ecco allora i delegati al Bilancio Alfonso Pisicchio (consigliere comunale di Bari di Centro Democratico) e due giovani del Pd, Francesca Pietroforte ai Beni Culturali e Giuseppe Valenzano ai Servizi della persona. La prima presidente del consiglio comunale di Acquaviva, il secondo consigliere del Comune di Rutigliano. "Figure tutte del centrosinistra e non capiamo dove sia il problema" ragionano gli uomini di Decaro leggendo le prime agenzie sull'affondo dei vendoliani. Ma in realtà l'attacco di Sel non è direttamente rivolto ai tre nuovi delegati. E' nei fatti un avvertimento sulla possibilità peraltro mai sconfessata dallo stesso Decaro che il governo della Città metropolitana possa aprirsi anche alle forze di opposizione. I nomi non mancano, soprattutto quelli di consiglieri comunali (poi diventati metropolitani) eletti a giugno scorso nelle liste del centrodestra e pronti a passare un minuto dopo dall'altra parte del fiume. I casi riguardano ad esempio l'ex Ncd Vito Lacoppola (ora Realtà Italia) e l'ex schittulliana dalle 3mila e 300 preferenze Anita Maurodinoia (ora capo della lista vicina ad Emiliano, Sud al centro). Entrambi in odore di un incarico delegato, e di peso, in via Spalato. LO STRAPPO, l'ennesimo, si consuma questa volta all'ombra della neonata Città metropolitana. Inizia Sel: «Il centrodestra resti fuori, la coalizione non va stravolta». Chiude Antonio Decaro: «Servirà la collaborazione di tutti. I partiti se ne faranno una ragione». I partiti appunto. Il presunto scandalo è tutto lì. In quelle nomine che in queste ore il sindaco metropolitano Decaro sta formalizzando per il nuovo governo di via Spalato. Delegati a titolo gratuito una sorta di squadra di assessori che dovranno assisterlo nell'amministrazione dell'ente nato sulle ceneri della Provincia di Bari. Decaro, per ora, mantiene i patti e cala il tris di nomine scegliendo tra i consiglieri metropolitani senza oltrepassare il recinto della sua maggioranza. Ecco allora i delegati al Bilancio Alfonso Pisicchio (consigliere comunale di Bari di Centro Democratico) e due giovani del Pd, Francesca Pietroforte ai Beni culturali e Giuseppe Valenzano ai Servizi della persona. La prima presidente del consiglio comunale di Acquaviva, il secondo consigliere del Comune di Rutigliano. «Figure tutte del centrosinistra e non capiamo dove sia il problema » ragionano gli uomini di Decaro leggendo le prime agenzie sull'affondo dei vendoliani. Ma in realtà l'attacco di Sel non è direttamente rivolto ai tre nuovi delegati. È nei fatti un avvertimento alquanto lungimirante sulla possibilità peraltro mai sconfessata dallo stesso Decaro che il governo della Città metropolitana possa aprirsi anche alle forze di opposizione. I nomi non mancano, soprattutto quelli di consiglieri comunali (poi diventati metropolitani) eletti a giugno scorso nelle liste del centrodestra e pronti a passare un minuto dopo dall'altra parte del fiume. I casi riguardano a esempio l'ex Ncd Vito Lacoppola (ora Realtà Italia) e l'ex schittulliana dalle 3mila e 300 preferenze Anita Maurodinoia (ora capo della lista vicina ad Emiliano, Sud al centro). Entrambi in odore di un incarico delegato, e di peso, in via Spalato. Maurodinoia poi verrebbe scelta soprattutto per la questione della parità di genere. Possibili scenari sui quali il capogruppo regionale di Sel, Michele Losappio avverte Decaro senza giri di parole: «La scelta di individuare nel primo gruppo degli assessori personalità del centro o della destra conferma purtroppo un'impostazione che con l'apertura agli ex di Schittulli e la nomina di un vicesindaco "centrista" di Realtà Italia ha già contraddistinto, a parere di Sel negativamente, il quadro politico e istituzionale di Bari. Una sorta di "terra di mezzo" che tende ad annullare le differenze, i programmi e i rispettivi valori di riferimento in un guazzabuglio di volta in volta spacciato per modernità o real politik». E conclude: «Non ci sembrano scelte felici. Il sindaco pensa di rappresentare da solo l'intero centrosinistra e in esso la sinistra e da qui si proietta per operazioni sempre più spericolate su schieramento e perimetro della coalizione». Decaro resta perplesso e confida a suoi: «Qui hanno frainteso tutto». Ma poi con forza rilancia la sua azione di governo invocando quasi una sorta di grande coalizione di salute pubblica essendo la Città metropolitana un ente ancora mutilato nelle funzioni e nei fondi: «Ho assegnato solo alcune delle deleghe funzionali all'avvio della attività politico amministrativa della Città metropolitana, in attesa di comporre un quadro operativo compatibile con le funzioni che ci saranno trasferite dalla Regione. Il Consiglio e la Conferenza metropolitana sono organi rappresentativi delle esigenze, molteplici e diverse tra loro di ben 41 comuni. L'obiettivo è trovare soluzioni ai problemi e non riproporre le solite logiche di spartizioni di poltrone tra i singoli partiti. Per dare risposte al nostro territorio e per far sì che la città metropolitana sia una nuova opportunità di sviluppo per le comunità locali ho scelto di avvalermi di tutte le energie e le persone disponibili non di simboli elettorali. I partiti se ne faranno una ragione». Porte quindi spalancate anche al centrodestra nell'esecutivo di massimo 8-9 delegati che Decaro conta di chiudere nell'arco dei prossimi 10 giorni, una volta ottenuto il via libera dalla Regione sul riordino delle funzioni. Entrerebbero nella squadra ma sempre in quota al centrosinistra - il sindaco di Bitonto, Michele Abbaticchio con delega all'Ambiente e il consigliere comunale di Gravina Antonio Stragapede. Resta quindi lo strappo di Sel a tutti i livelli. Se alla Regione i vendoliani invitano il candidato governatore Michele Emiliano a rispettare gli alleati delle primarie di coalizione celebrate a novembre «quindi l'Udc resti fuori dagli accordi» non va meglio al Comune di Bari. Sel non ha di fatto un rappresentante in giunta avendo sin dalla presentazione della squadra di governo bollato come «tecnica e non di partito» la nomina ad assessore alla Cultura di Silvio Maselli. Al segretario cittadino, Leo Palmisano, non è poi piaciuta la gestione della scelta del vicesindaco, ricaduta sull'assessore al Patrimonio e all'Erp, Vincenzo Brandi di Realtà Italia.