Restaurato II monumento al fratelli Cairoli Angelo Brunetti, Eleonora Fonseca Pimentel, Giuditta Tafani Arcuati: troppo spesso lapidi, cippi e busti eretti in memoria di poeti, musicisti, scienziati, eroi del Risorgimento, sono nascosti da patine nere di smog o logorati dal tempo, coperti da una scritta di vernice spray o sfregiati da qualche teppista. Al Pincio è appena stato concluso il restauro del monumento ai fratelli Cairoli Patrioti che combatterono contro il Vaticano per la libertà e l'Unità d'Italia e vennero assassinati dai soldati papalini Martiri dimenticati sotto una patina di smog Risorgimento, lapidi attaccate da inquinamento e vandali Restaurato il monumento ai fratelli Cairoli Angelo Brunetti, Eleonora Fonseca Pimentel, Giuditta Tafani Arcuati e i fratelli Cairoli. Accomunati dalle gesta risorgimentali e dall'attacco che inquinamento e vandalismi portano ai monumenti che ne conservano la memoria. Troppo spesso lapidi, cippi e busti eretti in memoria di poeti, musicisti, scienziati, personaggi storici o per celebrare date ed eventi che hanno segnato la storia della città, sono nascosti da patine nere di smog o logorati dal tempo, coperti da una scritta di vernice spray o sfregiati da qualche teppista. È il caso di molte delle targhe affisse nella città in ricordo degli eroi del Risorgimento. Ad Angelo Brunetti, meglio conosciuto come «Ciceruacchio», sono dedicati un busto ed una lapide sul lungotevere in Agusta, ma parte del testo è coperto da una striscia nera che lo rende illegibile. Brunetti, capopolo romano, appoggiò la Repubblica romana del 1849 e, alla sua caduta, mentre fuggiva da Roma con Garibaldi, venne catturato e fucilato dalle truppe austria-che insieme al figlio adolescente, nei pressi del delta del Po. Non diverso lo stato della lapide dell'eroina Giuditta Ta-vani Arquati. Quasi tutta la parte destra del testo è sbiadita, ed è difficile decifrare le parole che i cittadini di Trastevere dedicano alla loro antica «vicina di casa». La lapide è affissa in via della Lungaretta, nel luogo dove il 25 ottobre del 1867 Giuditta venne uccisa, incinta, con il marito il figlio tredicenne ed altri tredici patrioti in un assalto degli zuavi di papa Pio IX al suo lanificio, dove si preparava l'arrivo di Garibaldi. Trova posto nella memoria della Capitale anche Eleonora Fonseca Pimentel, romana di nascita ma partenopea d'adozione, che si diede senza risparmio alla causa repubblicana, appoggiando l'insurrezione rivoluzionaria di Napoli nel 1798 e che, per questo, fu impiccata il 20 agosto del 1799 dopo la riconquista della città da parte dei Borboni. Una targa, apposta in via di Ripetta, sulle mura della casa che la vide nascere il 13 gennaio del 1752, ne ricorda le gesta, ma anch'essa è in parte annerita dall'inquinamento. Si è appena concluso, invece, il restauro del monumento ai fratelli Cairoli, sempre al Pin-cio, al quale mancava da anni una lancia. Anche la lapide che celebra la Repubblica romana del trumvirato di Mazzini, Saffi e Armellini, in via delle Mura Gianicolensi, a luneo in condizioni Drecarie, è stata recentemente restaurata. E si riesce a leggere, sebbene sia annerito dallo smog e dal tempo, anche il monumento in piazza del Popolo alla memoria dei due carbonari Targhini e Montanari, ghigliottinati nel 1825 perché «rei di lesa maestà». Ad eseguire la condanna fu Mastro Titta, il celebre boia della Roma pontificia, che per ogni «servizio» (ne eseguì ben 516) riceveva dalla Curia un «papetto», tre centesimi di lira romana. La leggenda vuole che ancora oggi, ogni notte, i loro fantasmi vaghino sotto il Muro Torto, con le proprie teste in mano dando i numeri da giocare al Lotto a chi abbia il coraggio di incontrarli.
Eroi del Risorgimento sotto una patina di smog
Il testo descrive come molti monumenti e lapidi dedicate ai personaggi storici e ai martiri del Risorgimento siano stati danneggiati dall'inquinamento e dal vandalismo. Alcuni esempi sono il monumento ai fratelli Cairoli, restaurato al Pincio, e le lapidi di Angelo Brunetti, Eleonora Fonseca Pimentel e Giuditta Tafani Arcuati, che sono state danneggiate dalla patina di smog e dalla vernice spray. Altri esempi sono le targhe dedicate agli eroi del Risorgimento, che sono state coperte da inquinamento e vandalismi. Il testo anche menziona il monumento in piazza del Popolo alla memoria dei due carbonari Targhini e Montanari, che è stato restaurato.
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