I lavori sono fermi ormai da mesi, a causa dell'empasse in cui si trova la direzione regionale ai beni culturali, ancora senza guida, in attesa di essere sostituita, secondo la riforma ministeriale, da un Segretariato. Ma il sito archeologico di porta Barete continua ad attirare attenzione su di sé. Col fiato sospeso soprattutto gli inquilini del civico 207 di via Roma, che dopo l'apposizione del vincolo nell'area da parte della direzione regionale, temono che il palazzo, disabitato dal 2009, non venga ricostruito nella stessa posizione. Intanto, venerdì scorso, nel complesso di Strinella 88, si è svolto un incontro per fare il punto sui risultati degli scavi. Porta Barete anche detta Porta di Lavareto, nella sua conformazione originale, disponeva di una doppia fortificazione con piazza centrale, oggi scomparsa. Secondo gli studi, doveva rappresentare uno dei due ingressi principali alla città, insieme a porta Bazzano. Da porta Barete, infatti, si arrivava da Roma, come dimostra la targa trovata nel sito con su scritto: "Porta romana". «Non si deve dimenticare una funzione fondamentale che tali strutture avevano: erano luogo deputato allo svolgimento delle operazioni di dazio, nei confronti del contado» ha spiegato Gianfranco D'Alò, incaricato dalla direzione regionale di seguire i lavori di scavo «porta Bazzano per il contado forconese, porta Barete per quello amiternino». All'incontro hanno preso parte anche gli archeologi che hanno scavato sul sito, Roberta Leuzzi, Piero Gilento e Claudia Micari, che hanno ripercorso le tappe principali dei ritrovamenti dalle «prime evidenze stratigrafiche relative a piani di calpestio e di uso precedenti alla sopraelevazione di via Roma, alle strutture dell'antiporta, al rinvenimento del leone funerario di età romana. La ricerca ha portato all'individuazione prima delle stratificazioni relative alla piazza con pavimentazione a ciottoli poi di strutture murarie probabilmente precedenti all'assetto settecentesco dell'area e di un sistema di canalizzazione dell'acqua realizzato con condotte in argilla». Particolare attenzione è stata posta, invece, dall'archeologa della Soprintendenza, Rosanna Tuteri al leone funerario in pietra rinvenuto nei pressi della porta. "Si tratta di un esemplare tipico dell'area Sabino-emiliana" ha spiegato.