La Finanza espone i tesori sequestrati La Guardia di finanza espone ottanta gioielli archeologici. II comandante: «È un omaggio a questa terra carica di storia» Cagliari. Bende auree di lamina sottile, con incise finissi-me decorazioni. Barchette in miniatura che sono veri e pro-pri gioielli dell'archeologia nuragica. E ancora, anfore e monete d'oro d'epoca romana, sino, arrivando a tempi più recenti, a una pregevole teiera di porcellana cinese rinvenuta nel "relitto del Poetto". Sono solo alcuni degli oltre ottanta tesori sequestrati in tutta l'isola che da domani, e sino al 30 giugno, faranno bella mostra di sé al chiostro di San Domenico in "Tesori riscoperti dalla terra e dal mare: la Guardia di Finanza in Sardegna", rassegna di pezzi pregevolissimi, e dall'alto valore, non solo artistico, recuperati dalle Fiamme Gialle negli ultimi quindici anni. Pezzi di storia messi per la prima volta a disposizione di un pubblico, quasi a significare che c'è un lavoro "nascosto" svolto dalla Guardia di finanza, che va ben oltre i soliti controlli fiscali. Ma pezzi messi in mostra anche con un altro fine: quello di rendere i cittadini partecipi delle ricchezze collettive e risvegliare in loro, e nelle istituzioni, una nuova sensibilità. «Sul fronte della tutela dei beni archeologici e artistici il nostro corpo è stato sempre molto attento ha detto ieri, durante la presentazione dell'iniziativa, il comandante regionale della Guardia di finanza, ideatrice dell'iniziativa, Fabio Morera L'attenzione è tanto più alta se si pensa che il traffico di beni culturali è secondo solo a quello degli stupefacenti». In questo senso, le operazioni contro le attività illecite vedono coinvolte le Fiamme gialle sia con i suoi reparti ordinari, sia con i sommozzatori, «vera punta di diamante del settore», dice Morera. Se la Guardia di finanza è l'anima del progetto, insieme a lei hanno lavorato per l'occasione l'Hermaea (società operante nel settore della cultura e dell'organizzazione di mostre) e le Soprintendenze per i beni archeologici delle diverse province sarde. «Mettiamo in mostra - dice Vincenzo Santoni, soprintendente ai beni archeologici - pezzi provenienti dal mare, dalla terra, pezzi di notevole pregio, che in quest'occasione sono ancora più importanti perché vengono a far parte di un percorso di valorizzazione in cui è si vuoi far capire che la cura di questi beni non deve avvenire in modo disorganico». Fuori qualsiasi scenografia (anche perché le finanze non l'hanno permesso), la vera forza dell'iniziativa sta nel potere evocativo trasmesso da ognuno degli oggetti in mostra: «Siamo convintidice Lucia Putzu, dell'Hermaea - che ciascuno di essi possa parlare al visitatore in una sorta di muto dialogo». Non è la prima volta che iniziative di questo tipo vengono messe in piedi. Fabio Morera la stessa idea l'ebbe pure qualche anno fa quando, a capo del Nucleo di tutela dei beni archeologici di Roma, pensò d'organizzare al Vittoriano una mostra dei reperti sequestrati dalle Fiamme gialle sull'intero territorio nazionale. «Rifarlo ora in Sardegna, e con i beni qui ritrovatidice è un omaggio a questa terra carica di storia». Se a livello nazionale il traffico di beni culturali assume proporzioni preoccupanti, in Sardegna il fenomeno è più contenuto: la maggior parte degli oggetti trafugati, dice Morera, prendono strade diverse dalla Sardegna, finendo prima in Svizzera e prendendo poi la via d'altri paesi come gli Usa, l'Inghilterra, il Medio oriente. L'ingresso alla mostra è libero. Per visite guidate e informazioni si può chiamare al numero 3491325708.
La mostra dei tesori ritrovati
La Guardia di Finanza ha esposto ottanta tesori sequestrati in Sardegna, tra cui gioielli archeologici, anfore e monete d'oro d'epoca romana. L'esposizione, intitolata "Tesori riscoperti dalla terra e dal mare: la Guardia di Finanza in Sardegna", si tiene al chiostro di San Domenico e sarà aperta fino al 30 giugno. Il comandante regionale della Guardia di Finanza, Fabio Morera, ha detto che l'esposizione è un omaggio alla storia e alla cultura della Sardegna, e che i pezzi in mostra sono stati recuperati dalle Fiamme Gialle negli ultimi quindici anni.
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