L'Aquila Una gabbia di ferro sembra sorreggere le antiche mura del monastero di Santa Chiara, che guarda dall'alto la fonte della Rivera, meglio nota come 99 Cannelle. Ma basta abbassare la testa, tra un'impalcatura e l'altra, passare oltre, ed entrare in quello che per gli aquilani è uno dei luoghi simbolo della città, per capire che anche la tragedia può essere davvero "un'occasione". I soffitti con le travi a vista, le pareti appena tinteggiate, i pavimenti recuperati sembrano aver cancellato i segni della furia distruttrice del terremoto. I sette frati, che fino al 2009 abitavano il convento, stentano quasi a crederci: non solo il prossimo autunno (quasi un anno prima del previsto) potranno rientrare in una struttura più sicura e più bella di prima, ma quelle pietre che pensavano di conoscere a memoria, di giorno in giorno, svelano le tracce di un passato di cui nessuno aveva mai avuto contezza: murature precedenti alla data convenzionale di fondazione della città, 1254, un "sacello-colatoio" del XVII-XVIII secolo per la mineralizzazione degli scheletri, ma anche resti di una fabbrica di ceramica e oltre 20mila reperti fittili. Tesori inediti che, una volta terminati i lavori, potrebbero essere mostrati in un polo museale all'interno del convento. Un risultato inaspettato realizzato grazie a una strategia progettuale inedita per il territorio: un intervento di archeologia preventiva, durante i lavori di ristrutturazione del complesso, che ha visto una stretta e costante collaborazione fra le diverse competenze operanti all'interno del cantiere, la committenza dei frati Cappuccini, rappresentata da padre Carmine Ranieri, la direzione dei lavori, affidata all'architetto Stefano Vittorini e all'ingegnere Salvatore Perinetti, l'impresa Taddei e le archeologhe Tania Di Pietro e Luigina Meloni, sotto la direzione scientifica del professore Fabio Redi e in collaborazione con la Soprintendenza archeologica dell'Abruzzo, rappresentata da Rosanna Tuteri. «I danni dovuti al terremoto erano ingenti: diversi i crolli murari. Il nostro obiettivo era il ripristino dell'agibilità e il risanamento dell'edificio nel più breve tempo possibile anche per restituire una casa ai frati» spiega l'architetto Vittorini «abbiamo però voluto sfruttare l'occasione del restauro per portare a vista elementi strutturali caratteristici, come alcune coperture e una pavimentazione di fine Ottocento in ciottoli fluviali. Un modo per leggere l'aspetto positivo della tragedia». LA DATAZIONE. Il monastero di Santa Chiara, detto "de Aquila" o "de Acculis" (da cui il nome della città) è stato consacrato da Oderisio, vescovo di Forcona (Civita di Bagno), nel 1193. Il terremoto, con le lesioni prodotte alle strutture della chiesa e del convento, ha evidenziato brani di muratura e corpi di fabbrica attribuibili alle fasi edilizie medievali o a preesistenze strutturali rispetto al 1254, data fornita da Buccio di Ranallo nella sua «Cronaca» per la fondazione della città. OPUS AQUILANUM. Durante i lavori sono state individuate strutture in "opus aquilanum" (un tipo particolare di muratura presente in città dal Medioevo) risalenti al primitivo impianto conventuale, intorno alla metà del XIII secolo. SEPOLTURE. «Le indagini archeologiche eseguite nel coro della chiesa hanno portato alla luce tipologie di sepolture inedite per il territorio» spiegano gli archeologi: «ambienti ipogei funzionali alla pratica della scolatura di corpi e alla meticolosa disposizione dei resti scheletrici rimanda a una concezione della morte tipica del meridione d'Italia». BOTTEGA DI CERAMICA. Inaspettato il rinvenimento di una bottega dedita alla produzione di maioliche, l'officina del maestro Francesco Setta, di cui sono state portate alla luce ben due fornaci di tipo "castellano" (dalla nota località di Castelli, Teramo) e alcuni ambienti funzionali alla lavorazione dell'argilla. «La stessa conformazione orografica idrografica del luogo in cui sorge il monastero, su un pendio boscoso a ridosso del fiume Aterno, a pochi metri dai giacimenti di argilla, ne facevano un sito particolarmente adatto all'impianto di un'officina ceramica per la disponibilità e accessibilità delle materie prime, come acqua, argilla e combustibile» dicono gli studiosi». FORNACI. Le caratteristiche strutturali fanno pensare alla nota tipologia del forno a respiro, tipico della tradizione ceramica di Castelli. Gli ambienti indagati erano completamente nascosti dai manufatti prodotti dalla bottega e dai relativi strumenti di lavoro, facendo propendere per l'ipotesi di un improvviso abbandono della bottega. «Le notevoli dimensioni di una fornace la rendono particolarmente funzionale alla cultura di forme aperte» spiegano gli archeologi «come confermato dalle fonti d'archivio che definiscono Francesco Setta fabbricante di piatti». CERAMICA. I materiali recuperati sono oltre 20.000 pezzi, fra attrezzi da lavoro e manufatti. Accanto a oggetti finiti anche blocchi di argilla cruda, minerali funzionali all'ottenimento di smalti, manufatti appena forgiati, stoviglie, strumenti di lavoro. Particolarmente abbondanti, oltre 7300 esemplari, sono gli attrezzi funzionali all'infornata dei manufatti, quali caselle, chiodini e distanziatori. Tra gli oggetti recuperati piatti, scodelle e vassoi da portata. CALAMAIO. Un esemplare integro di calamaio cilindrico, rivestito da vetrina nera conferma le fonti scritte che attestano Francesco Setta come «fornitore di calamai neri e bianchi per le scuole e la registrazione comunale cittadina». FISCHIETTI. Di particolare interesse risulta il rinvenimento di oltre 60 fischietti, 22 dei quali pressoché integri. «Si tratta di manufatti realizzati a stampo, con modulo sonoro modellato e applicato posteriormente» affermano gli archeologi «i fischietti in smalto sono modellati in forme antropomorfe e zoomorfe, essendo riconoscibili 38 figure femminile, 15 maschi e un cavallo». FAI. Il Fai Abruzzo organizzerà per le Giornate di primavera, in programma i prossimi 21 e 22 marzo, visite guidate all'interno del monastero. Lo ha annunciato la capodelegazione Fai, Enza Turco.
L'AQUILA - Luogo simbolo della citta'
Riassunto in massimo 200 parole:
Il monastero di Santa Chiara, a L'Aquila, è stato oggetto di un restauro dopo il terremoto del 2009. Durante i lavori, sono stati individuati elementi strutturali medievali e preesistenti alla data convenzionale di fondazione della città, 1254. Sono state trovate strutture in "opus aquilanum", un tipo di muratura presente in città dal Medioevo, e resti di una bottega di ceramica del XVII-XVIII secolo. La bottega era dedicata alla produzione di maioliche e aveva due fornaci di tipo "castellano". Sono stati recuperati oltre 20.000 pezzi di ceramica, tra attrezzi da lavoro e manufatti finiti.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo