Scompare un altro pezzo di tratturo. Se ne va un altro tratto del sentiero delle greggi che collegava L'Aquila a Foggia, le montagne dell'Abruzzo ai pascoli del Tavoliere delle Puglie. Il pezzo è quello che passa nei dintorni di Cepagatti. Il Comune della provincia di Pescara ha fatto sapere, ieri, che la soprintendenza ai Beni archeologici ha dato il via libera alla cessione della strada della transumanza ai proprietari confinanti che, da tempo, se ne sono già impossessati. I proprietari avranno, comunque, alcuni obblighi da rispettare. Quali? Richiedere l'autorizzazione preventiva al ministero dei Beni culturali per opere e lavori di qualunque genere; procedere all'immediata denuncia di rinvenimento alla soprintendenza in caso di ritrovamento fortuito di cose mobili o immobili di interesse archeologico; non mutare la destinazione del suolo concesso; non scavare per più di mezzo metro. Con questa decisione, l'Abruzzo si getta alle spalle un'altra briciola della sua identità, senza però avere acquisito un granello in più di destino. Vorrei che, divorata dall'erba o sotterrata sotto la polvere del futuro, di quell'antica vena restasse almeno il ricordo. Sogno qualcosa di simile alla trasmutazione evocata da Ariele nella Tempesta: «Nulla di lui è perito che il mare non abbia trasformato in qualcosa di ricco e strano».