Siracusa. Per la Procura della Repubblica di Siracusa era infondato il sospetto d'irregolarità, che il dirigente generale del Dipartimento dei Beni Culturali aveva sollevato sui lavori che l'ex assessore regionale all'Ambiente, Mariarita Sgarlata ha realizzato nella sua villa di contrada Isola, a Siracusa. Quel dossier, che ha costretto la Sgarlata alle dimissioni con la conseguente rimozione del sovrintendente ai Beni culturali di Siracusa, Beatrice Basile (oggi reintegrata su disposizione del giudice del lavoro) e di altri tre dirigenti della Sovrintendenza aretusea, è finito sul tavolo del Gip del tribunale di Siracusa, al quale la magistratura, non rilevando alcun aspetto penale, ha chiesto di archiviare il procedimento relativo proprio ai lavori di riconfigurazione del parco, realizzazione di un solarium e di una piscina prefabbricata fuori terra, in un lotto di terreno entro il limite dei 150 metri dalla costa. Le indagini, delegate ai Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale e al Corpo Forestale dello Stato, sono state caratterizzate dall'analisi della documentazione depositata presso gli Uffici del Comune di Siracusa e della SOpRINTENDENZA ai Beni Culturali. Gli investigatori hanno anche eseguito un sopralluogo e acquisito numerose informazioni testimoniali. Gli atti istruttori compiuti sui vari aspetti della vicenda, hanno permesso agli inquirenti di evidenziare che «i funzionari della SOpRINTENDENZA di Siracusa e degli uffici comunali, che hanno emanato i provvedimenti autorizzatori richiesti dall'ex assessore Sgarlata, hanno operato nel pieno rispetto della normativa urbanistica, edilizia e di settore ma anche nell'osservanza di disposizioni amministrative interne». «Il provvedimento con il quale è stata accertata la assoluta liceità della mia condotta in ordine alla realizzazione di lavori nella mia proprietà, conferma due principi ispiratori della mia vita e della mia politica - ha commentato l'ex assessore Sgarlata - il primo di avere fiducia nella magistratura; il secondo di non arretrare davanti agli attacchi di chi, trincerandosi dietro l'anonimato, tenta di screditare persone oneste solo perché lontana da inciuci e connivenze di alcun genere». «Il provvedimento ribadisce quanto avevo comunicato agli organi di stampa circa la legittimità dei lavori eseguiti e la liceità dei miei comportamenti - aggiunge - Lo stesso avevo fatto in precedenza con il Presidente della Regione Siciliana, Rosario Crocetta, in data 29 agosto 2014, davanti ad una riservata personale a firma del direttore del dipartimento dei Beni Culturali, Rino Giglione, ma, di fronte alla sua ostinata richiesta di dimissioni, ho auspicato l'intervento della Procura per chiarire che avevo agito secondo la legge». La professoressa Sgarlata spiega che «sono stati mesi difficili e ho vissuto sulla mia pelle cosa significa essere al centro di dossier costruiti e killeraggi mediatici», sostenendo di riservarsi di «indicare alla magistratura precisi elementi e spunti di indagine perché si proceda nei confronti di tutti quelli che hanno partecipato a costruire maldestramente un castello di sabbia nei miei confronti al solo fine di diffamarmi, calunniarmi e costringermi alle dimissioni». Inevitabili le polemiche sul piano politico. «Su quanto successo all'ex assessore Sgarlata e a Beatrice Basile, qualcuno deve pagare - ha commentato il sottosegretario all'Istruzione, Davide Faraone -. In Regione il "metodo Boffo" è purtroppo diventato una prassi costante che colpisce le persone perbene». Da Roma il governatore Rosario Crocetta, che il 12 settembre scorso sul caso della piscina della Sgarlata tagliò corto affermando: «Io, fossi in lei, mi sarei già dimesso», ha replicato: «Cosa c'entra il metodo Boffo? Non sono il rappresentante del metodo Boffo e neppure mi interessa replicare. L'assessore Sgarlata non era adeguata al suo ruolo era un ragionamento politico. Ribadisco, non c'è stato alcun metodo Boffo. A me l'assessore non piaceva e basta». 29012015
SICILIA - Siracusa, la piscina era in regola Sgarlata: vittima di killeraggio
L'ex assessore regionale all'Ambiente di Siracusa, Mariarita Sgarlata, è stata accusata di irregolarità per i lavori realizzati nella sua villa di Isola, a Siracusa. La Procura della Repubblica ha chiesto al Gip del tribunale di Siracusa di archiviare il procedimento, ma la magistratura ha deciso di proseguire le indagini. Gli investigatori hanno trovato che i funzionari della Sovrintendenza ai Beni Culturali e del Comune di Siracusa hanno operato nel rispetto della normativa, ma la Sgarlata ha affermato di aver agito secondo la legge.
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