Cicerone ricordava a Siracusa la presenza di un santuario intitolato al dio Serapide come si legge nelle Verrine scritte dal retore latino e come ipotizzano anche gli archeologi Nell'Ottocento venne utilizzato come deposito di antiche pietre. Durante l'abbattimento delle mura spagnole, infatti, in questo misterioso monumento di via Elorina vennero custoditi i poderosi conci delle fortificazioni. Ed è questa una delle tante storie che connotano uno dei siti "minori" del patrimonio aretuseo che i siracusani chiamano Ginnasio romano, nonostante il cartello che lo indica lo denomini «Piccolo teatro romano». In realtà, il monumento che sorge lungo la via Elorina, a due passi dal Foro Siracusano, era dedicato ai culti misterici che andavano di moda nella Siracusa di età imperiale. Una ricostruzione sostenuta dai recenti studi degli archeologi supportati da alcune testimonianze storiche. Quel che si conosce del Ginnasio Romano è ancora poco, nonostante le indagini e gli studi che lo hanno caratterizzato in questi ultimi decenni. Si tratta di un complesso monumentale da ascriversi alla fine del I secolo avanti Cristo, con un ampio quadriportico con un podio sopra il quale sorgeva un tempietto italico. Come si legge nel volume "Guida ai monumenti adottati", il monumento venne scoperto nel 1864 da Francesco Saverio Cavallari nelle terre Bufardeci, tra la spiaggia del Porto Grande e il sito chiamato i tre Montoni. Il sito fu chiamato Bagno Bufardeci, Bagno di Venere o Bagno di Diana. Secondo alcuni testi, questo monumento venne eretto dai Romani sullo stesso luogo del cosiddetto ginnasio Timoleonteo. Nel 1865 Schubring dava una prima descrizione dell'edificio con una planimetria. Si presupponeva l'esistenza di un muro che, parallelo a quello dell'edificio, racchiudeva una strada che, forse, si dirigeva da un lato verso il Foro Siracusano e dall'altro contornava la parte bassa della Neapolis. Per la posizione esterna della strada e per la sua larghezza si supponeva che fosse la via Elorina, che univa Siracusa ed Eloro. Oggi si entra dall'angolo meridionale del monumento di cui sono visibili i primi gradini del teatro, formato da una piccola cavea e da una scena, e da parti del muro del quadriportico. Tutte queste caratteristiche dell'edificio fanno pensare a un santuario dei culti orientali, molto in voga in epoca tardoimperiale. Ad avvalorare questa interpretazione degli archeologi è stato anche il ritrovamento di un'iscrizione dedicata alla divinità egizia Serapide, oltre che una serie di statue di cittadini romani di elevato ceto sociale. Il retore Cicerone, poi, nelle sue Verrine parla di un santuario edificato a Siracusa e dedicato appunto alla divinità Serapide. Numerosi i saggi di scavo che si sono succeduti in questi ultimi anni per la riscoperta del sito romano, gli ultimi coordinati dall'archeologo Lorenzo Guzzardi, oltre a una serie di indagini seguite dall'architetto Francesco Tomasello dell'università di Catania. I primi scavi nell'area risalgono alla fine dell'Ottocento, così come i primi rilievi della zona archeologica. Il sito del Ginnasio romano fa parte del circuito dei cosiddetti «monumenti minori» che non sono inseriti nel percorso turistico tradizionale, insieme con il Tempio di Zeus e altri gioielli archeologicI del territorio che custodiscono in sè una suggestione forse ancor maggiore dei monumenti "superstar". Da questo complesso monumentale provengono alcune statue marmoree di personaggi togati, fra cui una femminile dell'età Flavia, oggi conservate al Museo archeologico Paolo Orsi. La sua riscoperta da parte dei cittadini, che potrebbero riappropriarsi di un pezzo della storia della grande città d'epoca imperiale, si potrebbe legare anche a quella di un "pezzo" di Siracusa poco valorizzato. La città romana, infatti, convive con quella moderna con una naturalezza che stupisce. Il Foro Siracusano (conosciuti oggi come "I villini") custodiscono nel loro cuore alcune colonne in granito dell'antica agorà di età romana oltre a resti di strade lastricate. In occasione di recenti lavori di restyling dell'area a verde, vennero alla luce altre testimonianza di questa epoca così come è accaduto in occasione degli interventi per la nuova rete fognaria in viale Luigi Cadorna e nel resto della Borgata. E' stata in occasione di questi lavori pubblici che ha fatto capolino la Siracusa nascosta, eppure sotto i piedi dei cittadini. Strade lastricate, tracce di ville antiche, necropoli, magazzini e persino mosaici appartenenti alle case più belle dell'antico rione che qui, nell'odierno quartiere di Santa Lucia, si estendeva. E che testimonia, con meraviglia, il fascino millenario di una Siracusa ancora da svelare. 01022015