Dall'ex ospedale delle cinque piaghe di via delle Vergini alla Caserma Caldieri e, ancora, al complesso di San Domenico. E' lunga la lista degli edifici di proprietà pubblica protagonisti di sprechi di denaro pubblico e simbolo delle incompiute aretusee. Oggi, dopo la pioggia di soldi post-sisma arrivati nelle casse del Comune dopo il terremoto del 1990, questi immobili storici cadono a pezzi e sono protagonisti di un rimpallo di competenze tra Comune, Regione, SOpRINTENDENZA ed ex Provincia. La loro destinazione d'uso, tuttavia, compete solo all'amministrazione comunale che sta redigendo il nuovo Piano particolareggiato di Ortigia. Ma solo i privati potrebbero salvare questi grandi immobili dal loro declino. Per salvarli ci vorrebbe il restauro del restauro. L'elenco degli edifici in pericolo è lungo. Si tratta dei cosiddetti "grandi contenitori": ovvero i palazzi storici e gli edifici di proprietà pubblica che sono indicati nel Piano particolareggiato di Ortigia e attendono di essere salvati dall'incuria e dal degrado. Alcuni di loro sono stati anche protagonisti di interventi di restauro avviati e mai conclusi, altri di finanziamenti ottenuti e andati perduti. Per conoscere le condizioni di questi edifici di proprietà comunale, regionale e demaniale, la commissione Urbanistica del Comune ha spesso eseguito sopralluoghi come ricorda l'ex presidente, Roberto Messina, oggi componente dell'esecutivo provinciale del Pd. Il fine di questi sopralluoghi è stato quello di redigere una sorta di dossier fotografico e documentare così lo stato di abbandono di questi gioielli perduti oltre che avanzare proposte di rinascita, con il coinvolgimento dei privati. Nella lista spicca il convento di San Domenico che si estende fra piazza San Giuseppe e via del Nome di Gesù: una struttura di grande rilievo e che un tempo era una scuola funzionante e che è abbandonata da anni nonostante i primi restauri. Mai concluso, infatti, l'intervento di consolidamento per i quali fu stanziato 1 milione e 800 mila euro nel 2004 grazie anche all'incessante richiesta di Enzo Vinciullo, allora assessore alla Ricostruzione post-sisma del Comune. I lavori vennero appaltati e persino iniziati, ma di colpo bloccati. E il risultato è che la piccola tranche dell'opera di consolidamento non solo non è servita a nulla ma rappresenta un grave spreco di soldi pubblici. Degrado anche per l'ex distretto militare del lungomare: la caserma Caldieri, un tempo convento di Santa Teresa. L'ultimo sopralluogo eseguito dai consiglieri comunali della commissione Urbanistica allora presieduta da Salvo Sorbello, oggi leader di Sicilia democratica, aveva svelato un edificio in totale abbandono. Come mostrano le ultime immagini di questo grande edificio, è in completo oblio. L'ex convento di Santa Teresa, sul lungomare di Ortigia, ingloba in realtà due conventi e una chiesa. Anni fa la SOpRINTENDENZA disse «no» a una catena alberghiera che intendeva trasformare l'immobile in un hotel a cinque stelle. Oggi dovrà diventare archivio multimediale secondo l'ultimo progetto. Situazione peggiore per l'ex ospedale delle Cinque piaghe, a piazza San Rocco, ormai seriamente a rischio crollo. L'immobile che si estende tra via delle Vergini e via della Consolazione ottenne nel 2004, dalla Regione, 1 milione e 600mila euro. Il cantiere, però, non è mai stato allestito nonostante la gara d'appalto e l'aggiudicazione dei lavori e oggi il complesso è in condizioni di assoluta precarietà. E, ancora, l'ex carcere Borbonico di cui si discute senza mai giungere a serie ipotesi di utilizzo. Tra i palazzi pubblici che attendono restauri vi è anche lo Spedale maggiore di Santa Maria della Pietà dei Fatebenefratelli che è oggi la sede della SOpRINTENDENZA in piazza Duomo. Fino al 1869 ha ospitato ammalati traferiti qui dall'ex convento di Santa Teresa e poi il primo museo archeologico per cui venne elevato un nuovo piano. L'auspicio è che la manutenzione ordinaria venga eseguita almeno per i palazzi pubblici che sono stati restaurati e consegnati alla città. L'ex convento dei Minimi, per esempio, per la cui rinascita è stato stanziato 1 milione e 600mila euro e che oggi è sede dell'Isisc che lo cura nel migliore dei modi. I fondi della ricostruzione sono serviti per l'area di San Sebastianello, per un totale di 51 mila euro, dove è stato inaugurato l'Artemision di piazza Minerva. E ancora l'ex biblioteca di piazza del Carmine per la cui rinascita sono stati destinati 774 mila euro. E nello stesso contesto di soldi pubblici stanziati con la legge 433 del 1991, è stato avviato il recupero e il consolidamento strutturale dell'ex Tribunale di via Gargallo: 2 milioni di euro. Somma che, però, oggi non basta più. i. d. b. 02022015
SICILIA - Il restauro del restauro per gli edifici a rischio "Grandi contenitori". Cadono a pezzi l'ex ospedale delle cinque piaghe e l'ex convento di Santa Teresa
L'articolo descrive gli edifici di proprietà pubblica a rischio di degrado e abbandono in Sicilia, in particolare a Palermo. Tra questi, l'ex ospedale delle Cinque piaghe, il convento di San Domenico, la caserma Caldieri e lo Spedale maggiore di Santa Maria della Pietà dei Fatebenefratelli. Questi edifici sono stati oggetto di interventi di restauro avviati e mai conclusi, e sono stati oggetto di finanziamenti ottenuti e poi perduti. La Regione e il Comune hanno eseguito sopralluoghi per valutare lo stato di abbandono e avanzare proposte di rinascita.
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