STAZZEMA «Siamo con voi». Si è concluso così il consiglio comunale congiunto, che ha visto giovedì sera la sala del palazzo della cultura di Stazzema a Cardoso piena di lavoratori preoccupati per il loro futuro ma rincuorati dalle espressioni di vicinanza e di sostegno dei loro sindaci. Grande soddisfazione ovviamente viene espressa dalle imprese. «Tutte le preoccupazioni espresse dal Coordinamento delle imprese lapidee da un anno a questa parte sono condivise dagli amministratori del territorio - sottolinea in una nota il coordinamento stesso - a riprova del fatto che, il grido di dolore, finora inascoltato dall'amministrazione regionale, non rappresenta, come ha più volte dichiarato l'assessore Anna Marson un "fatto privato", ma è la difesa di un territorio, del suo benessere economico. «Il Piano Paesaggistico è pericoloso, insidioso, subdolo in diverse parti - hanno dichiarano all'unisono i sindaci Maurizio Verona, Ettore Neri, Nicola Poli e Mario Puglia - è un attacco culturale al nostro sistema, una sequenza di attacchi che il territorio subisce. Ma noi ci saremo per evitare il disastro». Ciò che preoccupa i primi cittadini - come sottolinea ancora il Coodinamento delle imprese lapidee - « è il giudizio generalizzato sulla trasformazione del territorio come fattore negativo e da combattere, e non si consideri, invece, che il paesaggio è il risultato anche della capacità culturale e lavorativa espressa dalle comunità, ed è il risultato di processi storici in cui le strutture sociali ed economiche interagiscono con le risorse del territorio, nonché la rappresentazione della capacità culturale espressa dalle comunità. L a difesa della bellezza della Toscana è, senza dubbio, una delle condizioni necessarie del futuro sviluppo economico e sociale della nostra Regione ma non può rappresentare, da sola, una strategia, nel testo rilasciato dalla Giunta regionale, una sottovalutazione e un disconoscimento dell'esistenza centenaria sulle Apuane del "Paesaggio del Marmo"». «Qui l'escavazione del marmo - aggiunge la nota delle aziende - da secoli costituisce il tratto identitario fondante e la risorsa economica principale; qui l'escavazione e la lavorazione del marmo hanno caratterizzato la cultura, le tradizioni e condizionato le vicende storiche e lo sviluppo sociale. Comunità intere, in questo territorio, si sono riconosciute e si riconoscono nel paesaggio del marmo, nella topografia delle cave, nella figura mitica del cavatore, che quel paesaggio ha modellato con forza e ingegno durante i secoli. È un piano paesaggistico che, di fatto, sottrae ai Comuni la titolarità della pianificazione all'interno dei piani attuativi, e dove si riscontra anche una normativa eccessiva, rigida, e di difficile gestione sulle cave attive. Un irrigidimento che considera alla stessa stregua le "nuove cave" e gli ampliamenti di cave attive, da cui emerge con evidenza la volontà di blindare, a livello regionale, il tema delle cave dismesse da più di venti anni: un criterio questo che rischia di impedire, ad una lettura puntuale e precisa di ogni singolo caso, le possibilità reali di riordinare, con interventi di asportazione degli inerti rimasti, aree oggi compromesse e impedisce, al tempo stesso, ogni possibilità futura di attingere a risorse che potrebbero, nel tempo, tornare ad essere strategiche». I consigli comunali congiunti di Stazzema, Seravezza, Minucciano e Vagli contestano e rifiutano il fatto che, mediante l'irrigidimento delle prescrizioni contenute nelle schede di ambito, negli abachi, nella disciplina di piano e nella disciplina dei beni paesaggistici si sia voluto sottrarre ai piani attuativi comunali la possibilità di approfondire al dettaglio tutti gli aspetti e tutte le conoscenze necessarie e utili a produrre una pianificazione capace di una concertazione al rialzo per il bene del territorio e delle comunità e si rivolgono al consiglio regionale della Toscana affinché, nelle commissioni competenti e nel dibattito consiliare, si proceda a una revisione completa del testo proposto e dei suoi allegati, in modo tale da consentire la prosecuzione delle attività estrattive nelle aree contigue del Parco delle Alpi Apuane secondo criteri di sostenibilità, rispetto del paesaggio e dell'ambiente e nell'ambito di un sistema produttivo orientato sulla filiera locale e sulla creazione di valore aggiunto mediante la trasformazione di marmi di alta qualità in prodotti del manifatturiero di pregio italiano.