Brescia, Raffaello e la reunion della Pala Baronci Cinque dipinti di Raffaello e una storia avventurosa da raccontare, quella che s'intreccia attorno all'opera prima del maestro urbinate, la Pala Baronci, smembrata a fine '700. Alle quattro porzioni riemerse, qui riunite per la prima volta accanto al disegno preparatorio retro-fronte, si aggiungono il Cristo redentore e la Madonna dei garofani, attribuita alla bottega ma di dolcezza straordinaria. Le premesse per trasformare una piccola mostra di ricerca promossa dalla Fondazione Brescia Musei a Santa Giulia in un successo di pubblico ci sono tutte. La mostra prende spunto dall'Angelo di Raffaello, uno dei quattro frammenti noti della Pala Baronci, capolavoro della bresciana Pinacoteca Tosio Martinengo. Come le tessere di un puzzle, la mostra riunisce gli altri tre frammenti della pala, uno dal Louvre e due da Capodimonte, oltre al disegno conservato a Lille. Cattura la dolcezza aurea di Raffaello, ma anche la storia avvincente dell'opera. Dipinta tra il 1500 e il 1501 per la Chiesa di Sant'Agostino a Città di Castello, nasceva nella bottega ereditata dal padre (mancato quando aveva 11 anni) da un Raffaello diciassettenne ma già magister, come lo definiva il contratto. Danneggiata da un terremoto, nel 1789 veniva smembrata in piccoli dipinti per l'appartamento di Papa Pio VI. Restava solo una copia, in mostra, di qualità sommaria, ma decisiva per rintracciarne i frammenti. A inizio Novecento si riconosce l'Angelo di Brescia a cui era stato cancellato il fondo per favorirne la vendita. Stessa sorte toccava all'Angelo di Parigi, emerso nel 1981. "La partita della storia dell'arte è aperta", spiega Paolo Bolpagni, curatore con Elena Lucchesi Ragni e Roberta D'Adda. "Potrebbero esserci altri frammenti, perché no? Anche questa mostra potrebbe contribuire a ritrovarli" (Cristiana Campanini). In questa foto, l'Angelo (Brescia, Pinacoteca Tosio Martinengo)