IL 21 aprile il premio Oscar Vittorio Storaro girerà l'interruttore e illuminerà i fori "comunali" di Traiano, Augusto e Nerva come fossero Reds o Apocaly-pse Now. Il conto alla rovescia per il Natale di Roma in cinemascope è iniziato. E il sindaco Marino ha sottolineato, polemicamente: «Il Foro romano, di competenza del ministero, resterà invece al buio». Ma davvero è questa delle luci in una città con molti quartieri al buio la priorità dell'area archeologica centrale? E che fine fanno gli impianti che già esistono? «Suggerisco caldamente di aprire i cassetti della Sovrintendenza capitolina perché il progetto per le luci ai Fori è già lì», è la risposta di Umberto Broccoli, sovrintendente ai tempi di Alemanno, che nel 2009 accese le luci in pianta stabile sulla colonna e nel foro Traiano. «Un intervento delicatissimo, con luci cangianti, e a basso consumo, realizzato grazie al progetto del professor Corrado Terzi e dell'architetto Maurizio Anastasi, di comune accordo con la Soprintendenza statale», aggiunge Broccoli. Lo Stato, dal canto suo, nel 2010 dava incarico a un altro architetto esperto di illuminazioni, Piero Castiglioni, di mettere in evidenza i monumenti lungo la via Sacra, dall'Arco di Settimio Severo a quello di Tito. Costo, 100mila euro circa. E luci abbassate di qualche grado, dopo le proteste degli abitanti del circondario, ma sufficienti a far dire al sindaco che «il Foro romano resterà al buio», mentre i suoi 40 proiettori risultano accesi. «Arriva un artista e interpreta le vestigia in un modo, giunge un architetto e impiega un altro tipo di luce. Il rischio che l'area dei Fori diventi un'arlecchinata è molto alto», commenta Andrea Carandini. Che aggiunge: «È stata istituita una commissione Stato- Campidoglio per l'area archeologica centrale che impegna i due soggetti a scelte unitarie. E poi sta per essere nominato il nuovo soprintendente statale, è a lui che spetta la tutela dell'area. Evitiamo interventi episodici ed estemporanei». Il progetto Storaro, dal costo di 1,5 milioni di euro, è finanziato interamente da aziende private e va a creare le condizioni per una lettura migliore dell'area, sottolineano dalla Sovrintendenza capitolina. Il piano è stato sottoposto agli uffici della Soprintendenza archeologica statale che ha dato però un via libera solo «temporaneo: il definitivo andrà rivisto insieme ». Il rischio è che i faretti Led di Storaro e di sua figlia Francesca, lighting designer, facciano poi la fine di quelli collocati da Terzi e Anastasi al Foro Traiano, ma anche, in via sperimentale, in quelli di Nerva e di Augusto. Costati all'incirca 500mila euro, da vari anni la maggior parte di cavi e lampade sono nei depositi sotterranei. Quelli della Colonna Traiana stanno invece ancora lì, in attesa che s'accenda lo «scontro tra luci centrifughe e centripete » di Storaro.