Il presidente Luigi Pieri soddisfatto per la prelazione esercitata dal Comune di Rio Marina: «Ora una ricapitalizzazione da 400.000 euro. Ben vengano i privati, ma con quote inferiori al 50» RIO MARINA. «Ora è possibile un futuro roseo per il Parco minerario. Una nuova era di sviluppo nell'interesse di tutta la comunità». Ne è certo Luigi Pieri, presidente uscente della struttura riese, che in questi anni si è impegnato nella gestione della società con la volontà di annullare il segno meno nei bilanci. Il Comune di Rio Marina ha deciso di acquistare la proprietà della società Parco minerario (ha esercitato il diritto di prelazione sul 75 delle quote, messe in vendita dalla Provincia). Pieri auspica uno scenario in cui il turista potrà fruire anche di visite organizzate, nell'ottica di una vera fruizione del comparto minerario. «Ora dice Pieri Regione, Provincia, Università di Firenze e Comune potranno far ripartire da zero le attività del Parco minerario. Rimane pubblico, ma si potrà aprire ai privati la parte commerciale, affidando loro una quota sotto il 50 delle quote, come prevede la normativa. Ciò va fatto entro l'estate». Ecco che, secondo Pieri, si creano le condizioni per un Parco minerario in grado di tutelare e valorizzare l'ambiente storico e naturalistico, le aeree tecniche, il museo di archeologia industriale, sviluppando ricerca scientifica, attività educative ed artistico- culturali. Pieri fornisce la sua ricetta. «Ci vuole una ricapitalizzazione della società che raggiunga i 400 mila euro fra conferimento di beni e liquidità spiega Si punti su nuovi servizi, quindi assunzioni, poi acquisto di mezzi di trasporto, creando patti con l'Università di Firenze. La Provincia dice il presidente assegnerà al Comune il lotto del parco senza dare corso al bando e l'ente locale acquisirà la partecipazione, aprendo un tavolo con la Regione per gestire la privatizzazione, chiarendo il ruolo dell'Università e di ogni aspetto del parco. Il museo riese diventerà regionale, con grande visibilità, promozione, accesso a finanziamenti europei. Quindi ci sarà da rinnovare il consiglio di amministrazione, decaduto in seguito alla dimissione di due dei tre consiglieri». Pieri suggerisce maggiori escursioni nel parco minerario, con piccoli bus scoperti, per andare al laghetto delle Conche, al "Puppaio" e al "Termine" perché c'è bisogno di forti fluissi turistici, ma anche momenti per gli elbani. «Si potrebbe passare da Laveria- dice per l'accesso alla miniera del bacino, un percorso didattico. E gestire la raccolta del minerale pagando un ticket adeguato fino ad un limite di 1kg o 3kg, secondo il materiale, impegnando anche la manodopera locale. Ci vorrà un piccolo treno su rotaia all'interno della miniera a cielo aperto, quindi ricostruzioni ambientali tipiche, una zona ombreggiata fuori area con un minimo di servizi, una terrazza panoramica che domina il porto dotata di tavoli e distributori di bevande. Pirite ed ematite da vendere per il collezionismo e poi c'è l'aspetto commerciale nel nostro book shop. Abbiamo venduto una partita in Cina per 15.000 euro e ci hanno chiesto una fornitura per 5 anni di 10 tonnellate di minerale, quindi 5070 mila euro annui. Il materiale commerciale vale circa 7 euro al kg. Il materiale da collezionismo varia a seconda del pezzo, ma si arriva facilmente anche a 1.000 euro per una pregevole pietra. Infine possiamo rilanciare l'evento "I fiori della terra" con una mostra mercato di minerali elbani e non. Si possono aprire negozi a marchio e rilanciare un'attività artigianale legata alla lavorazione delle pietre che è nata a Rio Marina, ma poi si è persa. Le possibilità di sviluppo ambientalmente compatibili sono praticamente illimitate e devono riuscire a moltiplicare le visite al museo, al parco e soprattutto al territorio nel suo complesso». Insomma, il polverone sul Parco minerario potrebbe aprire scenari di rilancio per una società che, pur gestendo un bene strategico per la collettività, ha vissuto tra mille difficoltà in questi anni.