Chi non l'avesse ancora fatto, è invitato ad affrettarsi. Risalire la Valmarecchia, partendo da Rimini e Santarcangelo di Romagna, equivale a entrare in un quadro di Raffaello o Leonardo. Inoltrarsi nel Montefeltro storico, fra Romagna e Marche, significa incontrare un'Italia minore e appartata, rinascimentale e lenta, turrita e boscosa. Lasciandosi guidare da percorsi collaterali ci si può imbattere nel più piccolo teatro ligneo d'Italia a Sant'Agata Feltria, in un orto dei frutti dimenticati a Pennabilli, nella panchina di Federico Fellini e Giulietta Masina a Petrella Guidi. Scoperte minime e preziose unite dallo spirito che qui aleggia: quello di Tonino Guerra (1920-2012). Il poeta, scrittore, sceneggiatore (da Amarcord di Fellini a L'avventura di Antonioni), creatore di miti che ha disseminato la Valmarecchia di sculture, targhe, fontane, meridiane, suggestioni. Il primo moto che suscita la visita di queste zone è una punta di invidia, di fronte a tanta bellezza e a tanta capacità di racconto. Poi, però, subentra un senso di colpa: anche Brescia ha le sue tante Valmarecchia, dalle colline del Garda alle Pertiche, dalla Valgrande al Guglielmo, dalle torbiere alle anse dell'Oglio. Né mancano le opere di artisti che come Guerra nel Montefeltro facciano da guide ideali: gli affreschi del Romanino, le tele del Bagnadore, gli altari intarsiati degli scalpellini rezzatesi, i «murales» di Trainini o le sculture di Franca Ghitti non sono forse i segnavia di infinite scoperte? I montefeltrini contemporanei hanno però fatto un passo in più: nel 2007 la Provincia di Rimini insignì Guerra del titolo di «Tutore della bellezza del paesaggio». Brescia ha registi, scrittori, botanici, architetti, poetesse e storici che meriterebbero identico titolo, magari su scala comunale. Si potrebbe persino assegnare loro un diritto di veto minimo ma ferreo: potrebbero vietare una rotonda superflua per salvare un ciliegio, scongiurare l'asfaltatura di una carrareccia al cui bordo fioriscono primule e crochi, interdire un traliccio che sfregia un paesaggio, bloccare un inutile parco giochi perché un prato fiorito è più bello di un'altalena vuota. Sarebbe una dittatura dolce ma ferma, minima ma pedagogica. Sarebbe un modo per dare corpo alla profezia di Tonino Guerra, che prevedeva «anni in cui noi, vuoti di ideologie, avremo gli occhi sulla natura». «Potrebbero essere aggiungeva il poeta romagnolo gli anni della spiritualità e della poesia: una poesia non solo di parole ma soprattutto di gesti. Per esempio: se ci capiterà di incontrare un albero fiorito, ormai sarebbe ora di salutarlo incantati togliendoci il cappello».