Bramante e Bramantino, tutt'e due a Milano. Oh, la Peppa, si direbbe da quelle parti. O magari da queste parti, se vi si include il Castello di Voghera, già lungamente carcere, e sede ora di nove Muse e di almeno una Madonna che mostra un Piccino insanguinatissimo, rivolgendosi ai vedenti, ed esortandoli a ravvedersi. Ecco dunque studi e ricerche di Giovanni Agosti: pittura corsiva, oricalchi, inventari, mecenatismi, perdute natività, ritrovati dipinti, collocazioni cronologiche, tradizioni tardo-gotiche, nozze nel 1496 tra un Sanseverino e una Sforza (figlia naturale di Ludovico il Moro), stemmi di Louis de Luxembourg, dal 1499 titolare del feudo di Voghera... Un Piccino più rilassato, sulle spalle di San Cristoforo. Angiolotti «cicciotti» che suonano arpe, liuti, viole da gamba. Accanto a Bramantini e Bergognoni e Butinoni gremiti di astanti in preghiera. Anche su nuvolette simili a fumetti. A Brera, «le arti in Lombardia 1477-1499». «Il segreto della magia spaziale di Bramante», citando Roberto Longhi, e «la sollecitudine dell'ordinatore che si vegga "la sua Signoria mangia in oro"»... Ecco qui allora un pacato e tranquillo Cristo alla colonna , vertice di questa mostra su Bramante a Brera. E un capolavoro: i diversamente ironici Eraclito e Democrito, quali differenti modelli nell'esprimere un fondamentale buonumore. Tipicamente milanese? Eccoci così agli affreschi strappati. E ai relativi dubbi circa i travestimenti, i grugni, l'aspetto giovanile e fin bonario. Maestri d'arme? Baroni? Filosofi da cortile? Famosi spadaccini? Forzuti colossi?... Forse i popolari «omenoni», le otto grandi cariatidi (donde il nome della casa e della via) scolpite per l'officina così rumorosa dell'estroso e violento scultore Leone Leoni. Molto impopolare nel vicinato, a causa dei fragori notturni dovuti agli ingenti gruppi bronzei, cerimoniali e solenni, da inviare subito in Spagna, al convento-palazzo allora nuovo dell'Escorial. Dunque, trucibaldi o soavi, mazzieri e alabardieri all'antica. Poeti laureati soft. Spadoni. Corazze anticheggianti. Cantori molto riccioluti. Effetti teatrali, illusori apparati architettonici, porticati da ginnasi «impacciati e sbalorditi insieme» secondo Vitruvio... E qualche vecchia storia. Per esempio, una spia astemia dei Savoia si chiedeva come mai, dopo aver rifiutato Torino per la mancanza di fonderie giuste come agli Omenoni, gli artisti in viaggio per Praga (e quindi, Rodolfo II) si fermassero così lungamente a Pilsen. Né veniva in mente la birra. Secondo Le Opere di Giorgio Vasari, «la virtù del Bramante si estese tanto negli edifici da lui fabricati, che le modanature delle cornici, i fusi delle colonne, la grazia dei capitelli, le base, le mensole, ed i cantoni, le volte, le scale, i risalti, ed ogni ordine d'architettura tirato per consiglio o modello di questo artefice... Perché, se pure i Greci furono inventori della architettura, e i Romani imitatori, Bramante non solo imitandoli con invenzion nuova ci insegnò, ma ancora bellezza e difficultà accrebbe grandissima all'arte, la quale per lui imbellita oggi veggiamo». A detta del Vasari, Bramante a Milano (e a Como, Pavia, Piacenza, Loreto...) è autore di chiese, canoniche, monasteri, presbiteri, battisteri, chiostri, cupole, cappelle, sepolture, sagrestie, nicchie, navate, cornicioni, contrafforti, pilastretti, portichetti, bassorilievi, mensole... Studia e dipinge le fabbriche antiche, istruisce Raffaello nell'architettura, poi favorisce il Sansovino Poco amico del Buonarroti. Diventa così opportuno tralasciare il catalogo dei dipinti, e consultare piuttosto la guida del Touring Club. Cominciando magari dal Duomo, col monumento di Gian Giacomo Medici, fratello di Pio IV, conte di Lecco, e capolavoro di Leone Leoni. Ma allora, ecco subito quella meraviglia che è S. Satiro. Fra i monumenti più insigni di Milano. Malgrado la ristrettezza degli spazi a disposizione. Mirabile prospettiva finta, in tre arcate di stucco. E una magnifica volta a cassettoni, con perfette illusioni sulla profondità spaziale. Poi, eleganti e armoniosi due chiostri, con snelle arcate su agili colonne. Ultima opera del Bramante a Milano, presso l'ex monastero cistercense di S. Ambrogio, quindi Università Cattolica del Sacro Cuore. Un Portico della Canonica, altra nobile creazione del Bramante. Una sua grandiosa Tribuna e una Sagrestia Vecchia presso il Cenacolo Vinciano, a S. Maria delle Grazie. E ovviamente, diversi interventi nella complessa fabbrica del Castello Sforzesco... «Bramantino a Milano» potrebbe diventare un tormentone prediletto per Giovanni Agosti, Jacopo Stoppa e Marco Tanzi. Dopo i trionfi non soltanto locali della mostra bellissima con gli Arazzi dei Mesi, commissionati dal «Magno» Gian Giacomo Trivulzio al Bramantino e a Benedetto da Milano, con collaboratori, presso le officine tessili di Vigevano. E si spera, definitivamente nella sala della Balla, al Castello Sforzesco. Mentre al Castello Visconteo di Voghera, ecco le Muse , «apici cromatici del Bramantino». Molti anni fa, Roberto Longhi recensiva Bramante pittore e il Bramantino dello specialista William Suida. «Pittore, sulla cui grandezza, non seconda ad alcun'altra dei suoi tempi, abbiamo sempre concordato». Ma per Berenson, «Bramantino affonda presto in una mancanza di forme vuota meticolosamente di sostanza, una inconsistenza carica di affetti spiacevoli». E una dama di quella stirpe illustre dice che trova carini e simpatici gli auguri dalla Val Mesolcina, dopo tanti secoli. Passeggiando per Milano, quante memorie. A partire dalla Cappella Trivulzio in S. Nazaro Maggiore. E le varie Sante Marie, l'Ambrosiana, il Castello, Brera, la cospicua mostra del Bramantino a Lugano. Con qualche dubbio. Il Cristo risorto madrileno (Thyssen-Bornemisza) un po' troppo identico al Cristo alla colonna di Bramante a Brera. Il ricco abbigliamento dei convitati, nel Filemone e Bauci di Colonia, già emblemi di povertà. La strana posizione della mammella, nella Madonna del latte a Boston... Ma fra un'adorazione e un compianto e uno scherno, e un evangelista, e una circoncisione, e una fuga in Egitto, non si può non osservare l'uovo mistico (emblema di verginità) sopra la testa della Madonna, fra tanti ornamenti, nella Collezione Borromeo all'Isola Bella.