Si chiama «Rifo», come dicono i più piccoli quando vorrebbero poter cancellare tutto e ripartire da capo. La forma abbreviata di «rifaccio» è il nome del progetto dell'Università di Bergamo, coordinato da Emanuela Casti, professoressa di Geografia dell'Ateneo e responsabile del laboratorio cartografico «Diathesis». Commissionato da Italcementi, lo studio due anni di lavoro di 8 ricercatori ha creato una banca dati delle aree obsolete e dismesse della Lombardia, ricavata interpellando ogni singolo Comune, ma fornisce anche una metodologia di recupero. L'obiettivo è duplice: recuperare spazi e rigenerare le periferie cittadine, perché, spiega Casti, «il nostro territorio è fragile e di consumo ce n'è stato troppo. Occorre un cambio di prospettiva, restituire il suolo consumato per un nuovo utilizzo a servizio della comunità». Per rendere concreto il progetto e sicure e sostenibili le abitazioni obsolete, si punta a un «domino verticale». Partendo dal presupposto che il nuovo modello di rigenerazione degli edifici riguarderà la loro verticalità («L'altezza consente di mantenere invariata la volumetria dedicata alla funzione abitativa», puntualizza Alessandra Ghisalberti, geografa del Laboratorio Diathesis), attraverso la profondità si potranno realizzare nuove funzioni, come garage o altri locali areati ed illuminati artificialmente. «Applicando questo modello ai quartieri popolari, abbiamo stimato che è possibile mantenere la volumetria, aumentando del 100 i garage e liberando circa il 40 della superficie occupata da destinare ad aree verdi del quartiere», rivela Casti. La mobilità degli abitanti è forse l'aspetto più innovativo dello studio che propone un processo circolare di demolizione-ricostruzione tra aree dismesse ed obsolete. Mentre avverrà la demolizione-ricostruzione di un edificio, gli inquilini verranno trasferiti in un altro palazzo dello stesso quartiere, «evitando uno sradicamento dai luoghi conosciuti, senza che nessuno sia costretto a cambiare scuola, strutture sanitarie o commerciali, mantenendo così la rete sociale», spiega Casti. Il processo è a cascata: una volta avviato il primo intervento, seguirebbero gli altri, come «un domino edilizio». «La partecipazione recupera lo "spatial capital", cioè l'insieme di esperienze e competenze degli abitanti nella gestione dei luoghi,l'uso dei beni pubblici, priorità e criticità, recuperando così la stratificazione dei valori attribuiti ai luoghi», conclude Casti.
Bergamo, degrado edilizio. Con Rifo spazi recuperati per le nuove destinazioni
Il progetto Rifo, coordinato dall'Università di Bergamo, mira a recuperare spazi e rigenerare le periferie cittadine della Lombardia. Il progetto, commissionato da Italcementi, ha creato una banca dati delle aree obsolete e dismesse e ha sviluppato una metodologia di recupero. L'obiettivo è duplice: recuperare spazi e rigenerare le periferie cittadine, e mantenere la rete sociale degli abitanti. Il progetto propone un processo circolare di demolizione-ricostruzione tra aree dismesse ed obsolete, con la mobilità degli abitanti evitata. Il processo è a cascata e coinvolge la partecipazione degli abitanti nella gestione dei luoghi.
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