Censite abitazioni fatiscenti e fabbriche dismesse per sei milioni di metri cubi Sono sei milioni di metri cubi vuoti e inutilizzati solo a Bergamo, voragini che si spalancano in edifici inutilizzati in cerca di un futuro. Nell'elenco c'è di tutto, dalle aziende abbandonate ai cantieri lasciati a metà fino a strutture residenziali lasciate cadere nel degrado. I cantieri bloccati creano un grosso buco anche nel bilancio comunale. Tre milioni di metri cubi, cioè l'equivalente di cinque Oriocenter: è il dato complessivo delle aree obsolete e dismesse nel solo Comune di Bergamo. È il dato che si ricava dal video appena presentato al Convegno annuale della Fondazione Italcementi, dal titolo «Rammendo e rigenerazione urbana per il nuovo Rinascimento». Per l'esattezza, un milione di metri cubi (un Oriocenter intero, più circa tre quarti) è «l'obsoleto», cioè quegli edifici residenziali costruiti intorno agli anni '50-'60 che non ottemperano più a criteri di sicurezza, antisismicità e risparmio energetico, in situazione di avanzato degrado e disagio sociale. Due milioni sono i metri cubi delle aree «dismesse», ex fabbriche, cantieri e capannoni in disuso, strade interrotte e mai ultimate. Sono le cicatrici della crisi, che hanno sfregiato il capoluogo come la provincia bergamasca dove, a fronte di 665 mila metri cubi di obsoleto, il dismesso si avvicinano ai due milioni. Riassumendo: con la volumetria di tutto il costruito-degradato-inutilizzato nella Bergamasca ci si potrebbero costruire 10 Oriocenter. Il dato, impressionante, si colloca in un quadro in cui, sui circa 40 milioni di metri cubi di aree dismesse in Lombardia, è Milano a fare parte del leone (oltre 7 milioni nella sola provincia e circa 2,8 in città), seguito da Monza e da Brescia. E sempre il comparto abitativo di Milano, tra città e provincia, presenta qualcosa come 17 milioni di metri cubi di edifici obsoleti su un rilevamento complessivo, in chiave regionale, di 30 milioni, dove la città di Bergamo è seconda in classifica, seguita a ruota da Brescia e Como. Il quadro tratteggia un presente che evidenzia il passato, vengono alla luce gli errori (e i disastri) della grande espansione delle città a scapito del territorio agricolo, dell'ambiente e del paesaggio. Le città dovranno metabolizzare in chissà quanto tempo la grande quantità di aree dismesse che si ritrovano al loro interno. E così il punto focale è diventato quello della rigenerazione urbana. Ma che va affrontato cambiando prospettiva. Il recupero delle aree dismesse spesso è a senso unico: il degrado lascia il posto quasi sempre a nuovi edifici che portano, a loro volta, nuove strade e centri commerciali. Interventi che se possono risolvere il degrado, provocano un ulteriore consumo di suolo. Un fenomeno che in Italia, secondo alcune stime, avanza a un ritmo che, entro il 2020, potrebbe raggiungere i 75 ettari al giorno. Ma quanto suolo si risparmierebbe se questi edifici vuoti o i campi degradati fossero recuperati e restituiti al pubblico sotto forma di luoghi destinati alla fruizione collettiva (ad esempio musei, biblioteche, centri per i giovani o i bambini) oppure rinaturalizzati e trasformati in parchi e giardini? «Il suolo libero va lasciato tale», ribadisce con forza Emanuela Casti, professore di Geografia e responsabile del laboratorio cartografico Diathesis dell'Università di Bergamo che attraverso il «metodo Rifo» ha effettuato uno screening attento dello «stato dell'arte», una ricerca che è una vera e propria sfida di politica territoriale, giocata tutta sulle parole chiave: consumo di suolo, rigenerazione urbana, rinnovo edilizio e risparmio energetico, riqualificazione delle periferie, tutela dell'ambiente, recupero del paesaggio e housing sociale. A proposito: la ricostruzione sulle aree dismesse o obsolete della città potrebbe significare la creazione di 10 mila nuovi alloggi potenziali con appartamenti da 100 metri l'uno.
Bergamo. I buchi neri del degrado edilizio
Il Comune di Bergamo ha 6 milioni di metri cubi di aree obsolete e dismesse, tra cui edifici residenziali, fabbriche e cantieri. Questo rappresenta un terzo del totale delle aree dismesse in Lombardia. Il dato è stato presentato al Convegno annuale della Fondazione Italcementi. I metri cubi di obsoleto sono equivalenti a cinque Oriocenter, mentre i metri cubi di dismesso sono equivalenti a tre Oriocenter. Il recupero delle aree dismesse potrebbe significare la creazione di 10 mila nuovi alloggi potenziali. Il problema del consumo di suolo è un problema più ampio in Italia, con 75 ettari al giorno di suolo che vengono consumati.
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